• 18 maggio 2018

A tu per tu con Silvano Maggio

Testimonianze

AdHoc e Studio Maggio - Business Solutions: intervista a Silvano Maggio.

Uno studio in collina sulle pendici dei Monti Berici, ampio, luminoso, solare, con vista a perdita d’occhio sulla pianura veneta antistante. “Di qui, nei giorni non infrequenti di sole terso, vedo perfino gli inizi degli Appennini emiliani", dice con evidente soddisfazione Silvano Maggio, quasi inspirando l’aria fresca che aleggia sui frondosi alberi che attorniano la sua residenza a Montebello vicentino.

Casa e studio vicini, contigui, dentro un giardino ordinatissimo. “É la scelta che ho fatto circa quarant’anni fa, per sentirmi a mio agio nel lavoro e per dare anche ai miei collaboratori, attualmente una dozzina, la percezione di trovarsi in un ambiente familiare e non in un freddo e anonimo ufficio contabile”.

Da dove deriva questa scelta?

"Da una mia profonda convinzione, che prende origine dalla mia storia e soprattutto dalla mia educazione, ricevuta principalmente in famiglia. Sai, ho avuto il privilegio di nascere e crescere in una famiglia che mi ha dato numerosi stimoli, primariamente di tipo valoriale e personale, quegli stimoli che poi mi hanno permesso di nutrimi negli anni successivi lungo il percorso di studi".

Che cosa maggiormente ti ha plasmato durante gli anni di studio?

"Innanzi tutto ho avuto un grande privilegio, quello di avere avuto alcuni docenti che per me sono stati maestri autentici, anzi dei veri giganti in campo educativo oltre che culturale. Da questi ho succhiato il gusto per lo studio in generale e soprattutto per alcune discipline, quali la storia e la filosofia, che poi all’università di Verona mi hanno fatto confluire nella scelta per Economia e commercio".

Quindi un percorso universitario tutto sommato ordinario e lineare?

"Non proprio così, perché ho cercato di allargare gli orizzonti, lasciandomi affascinare dalla vasta tematica del diritto, che mi ha aperto gli occhi sul variegato campo del mondo aziendale e questo mi è servito successivamente per stimolarmi ad offrire alle imprese qualcosa di diverso rispetto a quanto normalmente veniva loro offerto dalla maggior parte degli studi di commercialisti".

Qualche esempio?

"Ovviamente non ho trascurato la materia consueta che ogni bravo commercialista affronta e tratta, ma sono sempre andato alla ricerca dei bisogni nuovi, spesso non ancora percepiti dagli stessi imprenditori, come il leasing – dove ho fondato la prima società vicentina dedicata a questo aspetto del tutto innovativo qualche decennio fa - la gestione patrimoniale e, ciò che veramente mi ha preso soprattutto nell’ultimo decennio, il trust".

Che cosa rende speciale lo studio Maggio?

"Proprio perché io ho ricevuto alcuni fondamentali insegnamenti, come l’attaccamento alla famiglia, al lavoro ben fatto, al dare prima che al domandare, ho voluto far sì che tutti i miei collaboratori, compresi quelli delle altre società da me avviate al di fuori dello studio qui a Montebello, vengano al lavoro sentendosi a loro agio, cosa che per me è assolutamente ovvia e naturale".

E dei suoi collaboratori, Silvano Maggio dice un gran bene, evidenziando le capacità dei singoli, la loro dedizione e gli stimoli che dà e riceve. Si sente a fior di pelle, entrando nello Studio Maggio, che il clima è bello, sereno, familiare pur in mezzo alle carte e al digitale che, come compagni di avventura, seguono ogni passo e ogni operazione.

Quindi, guardando retrospettivamente il tuo itinerario, tutto è filato liscio e ordinato?

"Tutt’altro!" - esclama Silvano sobbalzando sulla sedia. "Le mie belle grane, innanzi tutto personali, non sono mancate. Una per tutte: da adolescente sono stato per lo più di salute cagionevole e ciò, in alcuni miei insegnanti – non certo in quei giganti di cui ho detto sopra – ha indotto un giudizio negativo sulle mie capacità. Anziché abbattermi, questo mi ha impresso un’accelerazione e una marcia in più, perché ho voluto dimostrare che ero un altro, nonostante la salute talora mi tradisse".

Qualche fatto della tua vita che ritieni particolarmente significativo?

"La mia esperienza in Egitto, al Cairo. Seguendo il lavoro di mio padre, termino la scuola superiore all’ombra delle Piramidi, dove ho respirato veramente la vita quotidiana di quel popolo, a tal punto che ero diventato un punto d riferimento anche per la gente del luogo. Uscivo per strada e incontravo persone che mi salutavano con garbo e alle quali io stesso ero ormai abituato a rivolgermi con le loro stesse maniere, rispondendo in arabo. Posso dire di avere veramente respirato quella cultura, cosa che mi sono portato dentro come insegnamento successivo: ovunque io sia andato, anche in Inghilterra come cameriere, ho sempre cercato di vivere la vita del posto".

Questo è un tratto che caratterizza Silvano Maggio anche come professionista?

"Ritengo di poter rispondere affermativamente. Sono convinto, infatti, che il primo dovere, morale e professionale, di uno che voglia porsi al servizio di un’impresa, sia quello di entrare in sintonia con il proprio interlocutore, cioè di capire e vedere le cose e i problemi dall’ottica in cui li vede quell’interlocutore. Questo è un passaggio necessario per trovare, poi, la soluzione idonea alla questione da affrontare".

Un aspetto rende curiosa e interessante la testimonianza di Silvano: il fatto che sia riuscito, nonostante i molteplici impegni, ad occuparsi soprattutto di cose che davvero gli piacciono. Quando gli chiedo quale è stata la via maestra per arrivare a questo traguardo, lui mi risponde con tre pilastri non da poco.

La passione, l’empatia e la delega.

"Per passione ho cominciato la mia attività come docente nelle scuole superiori della mia provincia, nelle quali ho sempre cercato di infondere nei miei allievi l’amore per quello che dovevano apprendere. E ancora per passione sono passato al mondo delle imprese, dove ho avuto la felice sorte di incontrare qualche imprenditore che veramente mi ha fatto sentire dal di dentro che cosa pulsa e anima un’impresa. La passione, poi, ha facilitato la mia predisposizione naturale ad entrare in empatia con il mio cliente, addirittura prima che questi divenisse cliente. Sentire come lui sente, vedere come lui vede, entrare nel suo complesso meccanismo di ragionamenti: ecco, questa per me è l’empatia. Tuttavia, a tutto ciò manca un ulteriore tassello: la capacità, anzi, prima di tutto, la volontà di delegare. Ho troppe volte sperimentato che, se l’imprenditore o il professionista non sanno trasferire, progressivamente, ai propri collaboratori la responsabilità su determinate faccende, chi sta al vertice finisce per atrofizzarsi. Questa, ritengo, è stata la vera mia fortuna, che mi ha consentito di liberarmi da numerosissime incombenze per lasciarmi tempo e, soprattutto, energie, da dedicare ad altro".

Un esempio in tale senso?

"È la mia ultima “creatura”: il trust. Un tema vastissimo, sia per la dottrina internazionale che ne sta alla base, sia per le numerosissime applicazioni. Ebbene, ho potuto dedicarmi anima e corpo allo studio di tale materia dedicandovi ore e ore e sottoponendomi, anche, ad un pesante esame che, superato, mi ha consentito l’iscrizione ad uno speciale albo internazionale – solo perché ho delegato ai miei collaboratori molte delle incombenze che solitamente intristiscono la vita di un commercialista".

E dell’esperienza di AdHoc?

"Per me è musica per le mie orecchie. Riassumendo in breve il vero apporto che AdHoc Consilia mi ha dato, innanzi tutto sul piano personale, mi sento di indicare il binomio “concretezza e prospettiva”. Lo stile di AdHoc verte sui valori della persona come vero motore della propria impresa, valori che vengono presentati in modo profondo e concreto; a questo mira particolarmente la relazione, che è il vero valore aggiunto di AdHoc. Ma, nello stesso tempo, questa concretezza si unisce profondamente alla prospettiva. Nel senso che lo stile di AdHoc, attraverso le numerose opportunità formative che presenta, guarda lontano, dando alla quotidianità, che pure non va trascurata, un senso ed una direzione".

In sintesi: sguardo lungo e radici profonde.

Queste, conclude Silvano, sono le due ali che animano la vita di chi vuole partecipare al mondo di AdHoc. 

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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