• 08 novembre 2018

ALIMENTARSI: PER IL FISICO, L'INTELLETTO E LO SPIRITO

Testimonianze

Mens sana in corpore sano.

Sempre più mi convinco della validità e profondità dell’antico detto romano. La mia mente, la nostra mente è sana e funziona bene se abita dentro un corpo sano. È un insegnamento che le mode, i cambiamenti di abitudini e le innovazioni non potranno mai scalfire.

La vera salute si può considerare come un fiume a tre rami: salute fisica, salute intellettuale e salute spirituale. In altre parole, la salute è, e deve essere, olistica. Se non comprende tutto il corpo nelle sue varie dimensioni, se non interessa tutta la persona, la salute, alla fine, si ammala. Questo l’ho capito sulla mia pelle, anni fa.  

Salute fisica. 

Per me è stato come rinascere quando, dieci-quindici anni fa, ho dato una svolta decisa al mio modo di stare a tavola e alimentarmi. Ho capito che non tutto ciò che la cucina fornisce va bene per il mio corpo. Ci sono cibi, come quelli salati (anche se poco salati) e quelli zuccherati o conditi con aceto, che non si accordano con il mio corpo. In generale, poi, ho capito di dover seguire questa regola: ogni organismo deve trovare la propria giusta alimentazione, perché ogni organismo è una macchina complessa che va messa a punto in maniera specifica.

Per me si è trattato, quindi, di assumere un nuovo stile di vita che, accanto al cibo, ha messo il movimento, di cui non riesco più a fare a meno. Ogni mattina, spesso all'alba, mi concedo uno spazio dedicato al moto: un’ora di camminata sostenuta in mezzo alle colline ancora addormentate, nel silenzio più totale, respirando a pieni polmoni l’aria pura tra l’ossigeno delle piante.

A metà settimana, e nel weekend, mi sono imposto di dedicare del tempo a me stesso e la mia salute ne ha tratto gran beneficio: un break dal lavoro, che va dalla mezza giornata alla giornata intera, salendo sul massiccio del monte Grappa, lungo gli innumerevoli sentieri che aprono continuamente panorami mozzafiato. E qui, per citare la celebre opera del Leopardi, ”il naufragar m’è dolce”. Mi si apre davanti quell’infinito, ogni volta sempre nuovo e ricco di emozioni, suggestioni, impressioni, profumi, rumori appena percepibili nell’immane silenzio di quei luoghi che trasudano storia, e che storia!

Salute intellettuale 

Quando rincaso dalle mie camminate, dopo una salutare doccia e una sana colazione, mi immergo per almeno mezz’ora nella lettura di uno dei tanti libri di cui mi sono dotato e che continuano ad arricchire la mia personale biblioteca.

È un altro modo di nutrirmi, anche questo divenuto ormai indispensabile, insostituibile.

Leggere, per me, è confrontarmi o con qualche grande del passato, come i maestri intramontabili dell’oriente (Buddha, Gandhi, Confucio), o con qualche classico greco (Socrate, per tutti), o, più ancora di frequente, con qualche nostro contemporaneo che sa leggere con attenzione e acume la nostra attuale situazione, come Sharma, Ury o Antoine de Saint-Exupéry con il suo sempre vivido Piccolo Principe.

Quando leggo, mi pare di avere davanti a me questi grandi personaggi che hanno vissuto prima di me prove simili alle mie o più grandi ancora, uomini che hanno in comune un tratto: tutti, indistintamente, hanno fatto un lungo e paziente percorso interiore; tutti hanno capito che occorre iniziare da se stessi, dal di dentro; tutti hanno testimoniato che la battaglia più impegnativa è quella che la persona combatte con se stessa.

E questo per me è un insegnamento che sono certo di non dimenticare mai, perchè non si tratta di parole teoriche, ma di riflessioni pratiche, vissute, sperimentate in prima persona. È non solo un arricchimento culturale quello che ne ho ricavato, cosa di per sé non indifferente, ma un investimento in umanità: quei grandi sono persone che hanno lasciato un segno della loro presenza, un solco sul quale tutti dovremmo prima o poi incamminarci.  

Avere un libro serio, profondo, impegnativo come compagno giornaliero aiuta quando meno te l’aspetti, perché da questi grandi ricavi sempre qualcosa che ti torna utile nelle più insperate circostanze. E, scorrendo le loro pagine, senti che stai progredendo, avverti dentro come un flusso di energia che ti inonda e nutre proprio quando ne hai bisogno. 

Un buon libro, poi, non tradisce mai: è un compagno che si fa trovare pronto in ogni momento, che ti offre la sua disponibilità a qualsiasi ora, che non si sente mai disturbato se lo apri senza preavviso: è per sempre e, quel che è più bello, è lì per te: sembra che ti aspetti per stabilire un contatto speciale proprio e solo con te.

Salute spirituale.

Se dovessi riassumere in poche parole il frutto di questo modo di alimentarmi, nel corpo e nella mente, direi così: mi sento meglio, sto bene, sento che sto vivendo pienamente.

Perché il corpo e la mente non sono due realtà disgiunte, non sono due parti eterogenee del mio corpo; mente e corpo sono la mia intera persona, nel senso che sono il motore del mio vivere, sono l’energia che mi fa sentire presente in ogni istante della giornata, che mi fa tenere lo sguardo alto davanti a me. E questo è ciò che chiamo spirito, non nel senso di qualcosa di evanescente, ma qualcosa che funziona come la linfa che alimenta ogni cellula del mio essere.

Per questo ho imparato a coltivare il mio spirito in un modo singolare, a costo zero: mentre cammino per i miei sentieri, la mente vaga e vola, plana e si dispiega nelle visioni che poi devo tradurre in azioni concrete durante la giornata. Ma, appunto, sono visioni che provengono da dentro, da lontano, da una frequentazione non solo con i grandi personaggi di cui ho detto prima, ma soprattutto con la mia realtà interiore che si alimenta di riflessione, di confronto, di studio. 

Ho imparato, poi, che tutto questo mi torna utile nelle cose quotidiane, nel lavoro, ma specialmente nelle relazioni interpersonali, che altrimenti sarebbero, di per sé, una sanguisuga della mia energia. Infatti - e questa è stata la mia prima esperienza - il contatto con gli altri può diventare motivo di inaridimento personale se non viene radicato in un terreno interiore fecondo.

Per questo mi è stato utile avere appreso a stare con me stesso prima di entrare nella società dove incontro gli altri.

Fare il pieno di interiorità.

Questo è il consiglio che mi permetto di dare prima di trasferire negli altri le briciole di riflessione, di attenzione, di diligenza e costanza senza le quali nessun progetto può arrivare a destinazione-.

In fondo, è un bel viaggio, che continua e che si autoalimenta a mano a mano che il percorso avanza. Un viaggio che in AdHoc Consilia ho il piacere di condividere con un numero crescente di persone, perché sono convinto che essere felici è bello, ma lo è ancora di più se lo si è con il numero maggiore possibile di persone. 

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Giordano Agrizzi - Presidente AdHoc - website - linkedin

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