• 07 giugno 2018

Avanti tutta, ma con senno!

Filosofia in azienda

Sono soddisfatto.

Lo sono quando leggo nei giornali, e sento nei vari media che ci sono dati positivi nella nostra economia, sia nazionale che regionale. È il caso degli articoli apparsi di recente su Il Mattino di Padova (link) e su Il Messaggero Veneto (link), in cui si dà conto della performance positiva del settore metalmeccanico delle due regioni del Nord Est, Friuli Venezia Giulia e Veneto.   

In realtà questi dati positivi, anzi lusinghieri, non stupiscono chi è solito osservare con metodicità l’andamento dell’economia reale, che, anche quando le nubi erano più dense nel nostro cielo, hanno comunque sempre indicato un sentiero luminoso. Lo sappiamo: l’Italia, e in particolare alcune regioni come le due sopra ricordate, è a vocazione tradizionale manifatturiera, con dei distretti industriali particolarmente operosi. Quindi non rimane che una cosa.

Consolidare, sostenere e incoraggiare, con misure concrete, questo positivo andamento. 

Ma, come si usa fare quando ci si mette in viaggio, occorre leggere attentamente i segni del tempo. Ne indico uno, in particolare: la chiamata di giovani altamente qualificati nel settore metalmeccanico e manifatturiero in generale. Alludo al fenomeno della lenta perdita di appeal da parte degli istituti tecnici nei confronti dei giovani al momento di iscriversi alla scuola secondaria di secondo grado.

Sappiamo che oggi, dopo la terza madia, la maggioranza degli adolescenti opta per i cosiddetti indirizzi liceali, che fino a qualche anno fa erano prevalentemente ed eminentemente due: liceo ginnasio classico e liceo scientifico. Da circa un decennio, tutto è diventato liceo e quindi, per logica conseguenza, tutto si è alquanto confuso.

Il tema è delicato, ne sono consapevole, non fosse altro che per avere lavorato per quasi mezzo secolo in tale ambito; ma appunto per questo segnalo l’urgenza della questione.

Occorre che famiglie e imprese siano più accorte nel prospettare ai nostri giovani la strada di un serio impegno negli istituti tecnici, che sono sempre stati un fiore all’occhiello del nostro sistema di istruzione.

Per quanto riguarda le imprese, a queste è richiesto, ad esempio, un migliore e più efficace modo di gestire gli stage formativi, che devono essere una palestra vera e reale in cui il giovane si misura con il mondo concreto dell’azienda, passando, certamente, anche dall’ufficio fotocopie, ma arrivando a sporcarsi le mani e a fare qualche callo.

Lo stage aziendale deve essere come le giovanili o le squadre primavera nel calcio: altrimenti come si può formare una nazionale che meriti di partecipare, magari per vincerli, ai mondiali?

Nel nostro caso è il vecchio, purtroppo!, problema del rapporto tra sistema dell’istruzione e sistema delle imprese. Non servono invadenze né dall’una né dell’altra parte: ognuna delle due ha la propria specificità, che deve arrivare alla collaborazione. Lo indicava, già ai primi dell’Ottocento, il filosofo tedesco Schopenhauer con la celebre metafora dei due ricci: se si avvicinano troppo, si pungono; se si allontanano, provano freddo.

È questione di misura.

Cioè di trovare il giusto rapporto.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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