• 15 novembre 2018

Donne e Impresa

Filosofia in azienda

Storia di un pensiero.

La riflessione di questa settimana mi viene suggerita dal ”buon giorno” che puntualmente mi arriva ogni mattina, da anni, sulla mia email, inviata con zelo encomiabile da Elisa, responsabile degli eventi e della comunicazione per AdHoc Consilia.

Leggo: “Le donne hanno un'inclinazione naturale per tutto ciò che è bello, elegante, scintillante e ricco; è un gusto al quale occorre attribuire i più grandi progressi dell'industria e dell'arte”.

A scrivere questa stimolante idea è un personaggio che merita tutta la nostra attenzione. Alphonse Karr, questo il nome dell’autore della citazione, fu un politico, per breve tempo, ma soprattutto un imprenditore francese, vissuto in pieno Ottocento, che, tra le mille sue occupazioni, trovò anche il tempo per dedicarsi, con successo, alla florovivaistica, giungendo ad ibridare alcune piante di dalie, tra cui quella che ancora porta il suo nome.

Dire oggi quello che Karr ci ricorda, pare cosa scontata, ma non proprio del tutto e soprattutto fu cosa avanguardista due secoli fa.

Eppure...

Il senso della riflessione di Karr è non solo meraviglioso, ma addirittura fondamentale, perché riguarda un aspetto della vita imprenditoriale, e del lavoro in genere, che ancora oggi fatica a farsi strada davvero. 

È una constatazione largamente acquisita e, purtroppo, confermata da numerose ricerche, che la donna nel nostro sistema di lavoro trova maggiori difficoltà a “sistemarsi”, sia ai livelli alti che ai livelli intermedi e bassi. Aleggia ancora nel modo comune di pensare l’idea che la donna non possa ambire a ricoprire ruoli di responsabilità se non facendo una fatica doppia rispetto ai colleghi maschi. E questo a dispetto del fatto che le donne risultino mediamente più istruite degli uomini e che diano prova di maggiore resistenza alla fatica rispetto ai colleghi o di essere, come ci si esprime oggi, multitasking.

Io non intendo discutere delle ragioni – che in realtà non sono affatto razionali, ma pregiudiziali – per le quali in Italia (altrove, infatti, soprattutto nei Paesi nord europei le cose stanno in modo totalmente differente!) siano trattate in questo modo. Mi interessa, invece, affrontare un aspetto che di solito è trascurato.

Perché la donna è portatrice di valori che sono alquanto diversi da quelli dei maschi?

Risponderò attraverso una ricerca sul campo, da me effettuata un paio di anni fa, per conto di una delle maggiori confederazioni nazionali di PMI.

Tutti ricordiamo l’annus terribilis, 2014, in cui, soprattutto a Nord Est, si verificò il fenomeno del suicidio di imprenditori. La cosa che mi incuriosì fu constatare come a suicidarsi siano stati, quasi esclusivamente, maschi. Quindi cominciai a studiare le singole situazioni, chiedendomi che cosa fosse all’origine di questa radicale differenza di comportamenti, pur davanti alle stesse situazioni critiche. Infatti i problemi con le banche, con i creditori, con il mercato internazionale, con le normative , eccetera, colpivano indistintamente imprese capitanate da maschi o da femmine. Ma come mai solo i maschi giungevano al gesto fatale?

Ebbene, la risposta che ricavai fu alquanto sorprendente: i maschi si dimostravano – e, a mio avviso, continuano a dimostrarsi – meno “attrezzati” rispetto alle femmine di fronte al rapporto con la gestione dell’impresa. Per l’imprenditore l’impresa è il “suo mondo totalizzante”, mentre per l’imprenditrice l’impresa è un aspetto, assai rilevante ma non totalizzante, del suo mondo. In termini semplificati:

L’imprenditore è l’azienda, mentre l’imprenditrice è anche l’azienda.

A fare la differenza, e che differenza!, è questo “anche”.

Pertanto, se l’azienda, per qualche ragione, crolla, crolla tutto il mondo che l’imprenditore si è costruito e dentro al quale lui si è confinato; mentre se all’imprenditrice vanno male, anzi malissimo, le cose in azienda, lei sa di avere ancora qualche altra risorsa a cui attingere.

E di quale risorsa si tratterebbe? Ce lo dice la frase di Karr sopra riportata. La donna ha dentro di sé una riserva valoriale che è costituita da emozioni e da estetica, a cui essa, la donna, sa attingere in diversi momenti della sua vita, sia in privato che in pubblico, sia nelle faccende domestiche come nella gestione di una impresa.

A fronte di questa constatazione, che oramai si basa su elementi scientifici e non più soltanto su qualche sporadica ricerca, risulta davvero insensato il diffuso pregiudizio che ancora domina in larga parte del nostro sistema socio-culturale, a causa del quale le donne vengono penalizzate in ambito professionale e lavorativo. Continuando di questo passo, non solo andiamo in conflitto con la nostra vigente Costituzione (e già questo di per sé è cosa grave!), ma priviamo le nostre imprese di risorse uniche, non altrimenti sostituibili.

Perché, come si dice, “se non ce n’è, non ce n’è!”. Ovvero, se la componente estetica, il gusto per il bello e l’attenzione all’universo emozionale sono caratteristiche precipue della donna, o ne prendiamo atto concretamente, o ci priviamo “dell’altra metà del cielo”.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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