• 12 aprile 2018

Guardare: vicino o lontano, ma sempre dentro

Testimonianze Networking e relazioni

Si comincia sempre guardando fuori, perché è più immediato e facile.

Guardarsi dentro costa, soprattutto perché devi stare ad ascoltarti. Devi stare in silenzio, spegnere tutti i rumori che ti sei creato per sentirti pieno. E così, appunto, sei portato a osservare quello che succede attorno a te o anche lontano da te.

Ho capito una cosa, però: se guardi fuori (ma hai perso la tua bussola interiore), rischi di prendere lucciole per lanterne. Perché fuori c’è di tutto e così ti distrai dal vero obiettivo, dal tuo focus; guardi ma non vedi, osservi ma non cogli.

Una volta sistemata la tua stanza interiore, come dicevano i grandi del passato – quelli che hanno lasciato un solco profondo che ancor oggi è ben visibile, da Cristo a Gandhi, da Socrate a Nelson Mandela, passando per tutte le scuole di vita e pensiero orientali e occidentali – solo allora puoi rivolgerti all’esterno e lasciarti affascinare dal molto che c’è.

Due direzioni.

La mia esperienza mi ha insegnato che ci sono due direzioni principali in cui rivolgere lo sguardo: vicino e lontano.

È assolutamente necessario prima di tutto saper guardare attorno a te, perché le opportunità e i rischi sono più vicini di quanto non pensi. Persone di cui fidarti, ma anche persone da cui guardarti, le trovi accanto a te, e devi solo imparare a distinguerle. Spesso constato che si va alla ricerca della cosiddetta "risorsa umana" chissà dove, quando invece ce l’hai bell’e pronta nella porta accanto. Penso ai collaboratori eccellenti che ho trovato, e di cui mi avvalgo tuttora, collaboratori che fanno la differenza sostanziale in un’organizzazione come in un team. Occorre saperli scovare, motivare e premiare; ma spesso li hai vicini, anzi, vicinissimi. Invece noto che si è tentati di rincorrere richiami che vengono da lontano, come se ”l’erba del vicino fosse sempre la più verde”. È necessario saperla innaffiare la tua aiuola e così anche da te crescerà un’erba verdeggiante. Ovviamente alludo al tema del saper gestire il personale, che è il vero primo capitale.

Ma poi occorre alzare lo sguardo e saper vedere lontano: ecco la seconda direzione.

E come non farlo oggi, nel tempo in cui gli spazi si sono non solo dilatati ma, sembrerebbe un paradosso, anche ridotti? Oggi il mercato è il mondo e non soltanto il rione cittadino. E qui si aprono opportunità, ma si nascondono anche minacce. Ancora una volta, però, ho capito che, proprio per sapermi muovere tra queste differenti situazioni – opportunità e minacce – devo daccapo rientrare in me stesso. La bussola è sempre all’interno: sei tu a dare un senso e una direzione alle cose.  

Qualche minaccia da evitare.

Le mode, il far le cose perché “lo richiede il mercato”, fare per imitazione, copiare perché altri hanno fatto così: tutto questo non va assolutamente bene. Gli altri, anche quelli di successo, hanno il proprio stile, il proprio modo di operare dal quale possiamo trarre solo qualche spunto. Ma poi dobbiamo metterci del nostro; dobbiamo vagliare le cose con le nostre forze, per non fare il passo oltre la gamba.

Oppure rincorrere il successo facile: quello che abbaglia, quello della finanza allegra, quello che non sa e non vuole basare il progresso sulla creazione di ricchezza reale, ma sull’ondeggiamento della finanza. Tutto questo è solo parvenza ingannevole: ho capito, invece, che bisogna costruire mattone dopo mattone, servendosi di un bene preziosissimo quanto poco ricercato: le relazioni tra le persone.

Le vere opportunità.

Ecco qual è la vera miniera d’oro dei nostri tempi, quella miniera che più la usi più si allarga: le relazioni interpersonali.

Constato che gli uomini di successo, i veri capitani di industria sia del passato come dei nostri tempi, sono innanzitutto uomini di relazioni. Uomini che hanno saputo vedere le persone prima che i mercati, uomini che hanno capito e messo in pratica una lezione preziosissima, che è la vera regola aurea dell’economia: il mercato non è fatto di merci, ma primariamente di persone. Questa la grande e intramontabile lezione di Adriano Olivetti.

Persone che vanno conosciute e quindi ascoltate, capite e, possibilmente, soddisfatte nei loro bisogni profondi.

Riportare l’economia a servizio della persona e non delle cose o, peggio, delle fluttuazioni finanziarie. E questo, oggi, con la cosiddetta globalizzazione, è tanto più urgente quanto più la situazione generale è in continuo divenire. Se tutto attorno a noi cambia, è mutevole e instabile, quale sarà il nostro ancoraggio se non la persona con il proprio mondo di valori, aspettative, bisogni e sogni? 

Oggi, vedere significa cogliere e soddisfare i sogni delle persone, perché i sogni costituiscono la motivazione del progredire. Ovviamente un progresso allargato al numero maggiore possibile di persone.

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Giordano Agrizzi - Presidente AdHoc - website - linkedin

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