• 13 dicembre 2018

I Cinque Punti del Nord Est che vola

Filosofia in azienda

In periodo di bilanci, com’è quello che ci apprestiamo a vivere nella parte finale di questo anno, è sempre utile e incoraggiante guardare a chi ce l’ha fatta, perché sapere che (proprio in queste condizioni e con i limiti strutturali che tutti conosciamo) si può andare avanti e alla grande, fa bene.

Uno sguardo su questo mondo nordestino che vola ci viene offerto dall'artico de Il Messaggero Veneto a questo link

Che cosa possiamo imparare da costoro? Dal mio angolo visuale scorgo una lezione in cinque punti: sono globali, sanno fare alleanze, si portano vicine al mercato finale, appartengono ad una filiera solida e sono aperte al nuovo.

Sono globali: cioè vanno dove i mercati sono dinamici, ovviamente con l’opportuna preparazione, che non si improvvisa. Ma allora sono grandi? Sì, sono grandi, ma prima che grandi numericamente, sono grandi mentalmente. Infatti, ed ecco il secondo loro punto di forza, sanno fare alleanze. Lo insegnavano già gli antichi romani: o tu hai da solo la forza per affrontare l’avversario, o trovi alleanze per divenire forte. Cioè “ti federi”, ovvero fai dei patti, degli accordi, individuando soprattutto i fini comuni da perseguire. In questo modo si ottiene un terzo vantaggio, che si traduce in un vero vantaggio competitivo: si portano il più vicino possibile al mercato finale, il mercato del consumo, perché è da lì che puoi controllare l’andamento complessivo del business. Ma questo richiede una forte capacità di penetrazione culturale prima ancora che commerciale. Perché – e questa è una lezione che deve essere appresa il più velocemente possibile – il mercato non è fatto da merci e da mezzi, ma primariamente da persone, le quali vanno al mercato non solo con il portafoglio e il loro potere d’acquisto, ma prima di tutto con la loro personalità che è mista di pensieri, desideri, emozioni, progetti. Quindi il mercato va aggredito sempre di più dal lato umano se si vuole conquistarlo da quello degli affari.

E in questo senso - ed è la quarta lezione di questo Nord est che vola – occorre che le imprese sappiano vivere dentro una filiera più completa e solida possibile, fatta anche dei soggetti del mondo della cultura e, specialmente, della ricerca scientifica. Mi riferisco in modo privilegiato all’università che, per quanto possa essere talora ingessata dentro un sistema rigido e burocratico, ha, tuttavia le forze e gli anticorpi, cioè le competenze, per accompagnare le imprese in questo loro uscire al largo nei mercati mondiali.

Se così si congegna un progetto industriale di impresa globale, si può più facilmente realizzare anche l’ultima delle lezioni che questo Nord est trasmette: l’innovazione. Fare tutto da soli, anche mettendocela al massimo delle nostre possibilità, non solo costa ma, spesso non garantisce il successo finale. Guardare, invece, con molti occhi, che ovviamente siano puntati verso la medesima destinazione, porta più facilmente al traguardo desiderato. Come ci insegna la plurisecolare storia sia delle ricerca scientifica sia della ricerca applicata – l'innovazione è sempre risultato di collaborazione, di gioco di squadra, di condivisione.

Ma ecco che siamo daccapo riportati al punto di Archimede: il ruolo e il valore della persona, da quella dell’imprenditore e del manager a quella dell’ultimo neoassunto. Perché l’impresa cammina sulle gambe di ciascuno.

Lo sapeva bene anche Andrew Carnegie, il grande imprenditore filantropo anglo-americano: “Portatemi via la mia gente e lasciatemi le aziende vuote e presto l'erba crescerà sul pavimento dei reparti. Portatemi via le aziende e lasciatemi le persone con cui lavoro e presto avrò aziende migliori di prima.”

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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