• 07 marzo 2019

Il Brutto e il Bello

Filosofia in azienda

Fortunatamente il mondo è a colori.

Sempre, anche quando fuori piove e le giornate sono grigie. Lo dico riferendomi anche alle notizie di cui siamo bombardati e spesso ubriacati. Per ogni news di cui preoccuparsi, ce n’é almeno un’altra di cui andare fieri. La conferma possiamo trovarla nei quotidiani del Nord est di ieri, 4 marzo 2019, nei quali, con maggiore o minore visibilità, sono state riportate due novità che non possiamo lasciar passare sotto silenzio: la prima riguarda l’installazione del 5G a Marostica (Vicenza), la seconda il lancio del primo dottorato in Italia in Scienze Polari all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Il 5G: che cosa è esattamente?

Molti ne parlano, moltissimi lo attendono con ansia e spasimo, ma pochi ne sanno qualcosa di preciso. A dirlo è perfino Google, in cui si legge: “che cosa sia esattamente dal punto di vista tecnico il 5G non è ancora stato definito con precisione”. Per non citare quanto è stato recentemente (26 febbraio 2019) rilasciato dal celebre istituto Ramazzini di Bologna, uno dei massimi centri internazionali di riferimento oncologico: “il 3G è sicuramente cancerogeno e quindi anche il 4G che è più potente. Non osiamo pensare che cosa possa essere il 5G”.

Se vi è una certezza, eccola: in nessuna parte del mondo è ancora stata effettuata alcuna ricerca approfondita sulle possibili conseguenze negative che il 5G ha sull’uomo. Ciononostante vi è un’attesa quasi messianica per l’arrivo di questa nuova, quinta, generazione di apparecchiature di cui sappiamo due cose: hanno maggiore potenza e capacità di contenere masse enormi di dati e sono più veloci. Del resto, come avrebbero detto gli antichi Romani, hic sunt leones! Non se ne sa nulla.

Attenzione, non cadiamo in vecchi e, per quanto mi riguarda, insulsi pregiudizi! Nulla quaestio circa il progresso, la ricerca continua, il miglioramento delle condizioni di vita, soprattutto se queste si uniscono a vantaggi reali per il numero maggiore possibile di persone. Altra cosa, però, è “il progresso a scatola chiusa”.

E qui le considerazioni sul rapporto tra tecnologia e etica, tecnologia e benessere o economia (che è pur sempre una scienza umana!) e finanza sono illimitate.

Ma almeno una domanda mi sia concessa: è proprio segno di avanzamento (ché progresso vuol dire andare avanti, ma in senso pieno non parziale) il fatto di abbracciare strumenti dei quali non conosciamo le ricadute sugli stessi utilizzatori? Non varrebbe la pena, di tanto in tanto, rifarsi al notissimo principio di precauzione che, in versione più semplificata, è il caro e vecchio buon senso?

Chi mai darebbe in mano al proprio bambino un aggeggio senza prima avere valutato con attenzione di che aggeggio si tratti e se il bimbo lo sappia maneggiare a dovere?

Oppure – lo dico in maniera tale che si fughi anche la minima ombra che io sia un nostalgico del tempo andato – perché non lanciare, contemporaneamente al 5G, anche gli opportuni strumenti che ne possano limitare o meglio impedire i danni? Perché di danni certi siamo sicuri, dal momento che il 5G cammina sulle tracce del 4G e del 3G, i cui pericoli per la nostra salute sono stati ampiamente dimostrati.

La scienza e la tecnologia hanno già immesso nel mercato varie tipologie di congegni, a portata di tutte le tasche (certamente assai meno costosi degli apparecchi da cui difendersi) che consentono di usare gli ultimi ritrovati riducendo quasi a zero le emissioni pericolose per la salute umana. Dunque abbiamo il diritto di attenderci che la stessa forza, che viene impiegata per il lancio di questi ultimi congegni, sia usata anche per pubblicizzare i loro sani antagonisti. I quali - è d’obbligo dirlo – non impediscono il corretto funzionamento del 5G come dei precedenti: semplicemente fanno stare meglio il nostro corpo e, quel che spesso si trascura, la nostra psiche e il nostro cervello!

Dottorato in Scienze Polari: finalmente!

Anche in Italia si comincia a studiare sul serio il tema del cambiamento climatico che è già iniziato da almeno due secoli. Non che finora non abbiamo importanti studiosi e altrettanto seri e avanzati centri di ricerca a tale riguardo. Ma un dottorato è altra cosa, perché configura un percorso di studi accademici istituzionali, che ci auguriamo possano dare, oltre al sempre importante lavoro, anche un contributo serio e continuativo alla scarsa sensibilità in tema ambientale che si registra nella cultura media italiana.

Per non dire delle importanti conseguenze che un simile percorso di studio potrà avere anche nei riguardi del mondo economico, il quale stenta ad imboccare la strada di quella che sempre più frequentemente si chiama economia circolare.

Studio, consapevolezza ed eticità: le tre molle di cui abbiamo un disperato bisogno non solo per dare fiato alla nostra asfittica economia, ma per vivere (e lasciar vivere) in un mondo che sia davvero la nostra casa comune.

Del resto economia, ecologia e casa sono tre realtà che derivano dalla stessa radice: la casa.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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