• 31 maggio 2018

Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai nostri nipoti

Consigli di lettura

Ti presento un libro ...

Autore: Luciano Gallino

Titolo: Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai nostri nipoti.

Editore: Einaudi, 2015

Luciano Gallino, di cui qui viene presentata l’ultima grande opera, essendo egli scomparso nello stesso anno della pubblicazione all’età di 88 anni, è stato un insigne docente di Sociologia all’Università di Torino. La sua biografia è caratterizzata da una fase importante, che ha dato l’impronta a tutta la vita, sia intellettuale sia professionale. Infatti fu chiamato da Adriano Olivetti a collaborare e dirigere l’importante centro “Studi e relazioni sociali” che quell’illuminato capitano di industria aveva fondato nella sua azienda negli anni del secondo dopo guerra.

Quindi il campo di interesse del prof. Gallino fu, primariamente, quello delle relazioni tra lavoro e industria, lavoro e tecnologia, lavoro e sviluppo, mettendo in luce soprattutto le trasformazioni che la società industriale stava vivendo, con le contraddizioni conseguenti. Estese, poi, la sua collaborazione con i principali quotidiani italiani, riservando il meglio del suo impegno all’insegnamento universitario, in Italia e negli Usa. 

La narrazione di una sconfitta politica, sociale e morale, “che è la mia, ma è anche la vostra, cari nipoti”.

Di quale sconfitta si tratta? La sconfitta di due idee e di due modi di fare e di essere: in primo luogo è stata sconfitta l’idea di uguaglianza, in secondo luogo è andato perduto il pensiero critico.  

  • L’idea di uguaglianza, rivendicata con forza dalla Rivoluzione francese (ma che data almeno dagli inizi del Cristianesimo) è stata travolta dalla deriva distributiva della ricchezza soprattutto nell’ultimo secolo, che ha visto lo 0.5% della popolazione mondiale “detenere una ricchezza equivalente a più di una volta e mezzo il Pil globale”. In breve, l’umanità attuale non riesce (o non vuole) trovare, nella massa di 65.000 miliardi di dollari all’anno di PIL globale, la somma di qualche centinaio di miliardi all’anno per consentire a tutti di “mangiare qualcosa due volte al giorno”. Gallino, formatosi alla scuola del lungimirante Adriano Olivetti, sente con particolare urgenza e sofferenza questo disequilibrio che, alla lunga, si riversa negativamente anche sulla classe dell’élite benestante. La quale, per mantenere il suo stato attuale, deve sperperare ogni anno “1.500 miliardi di dollari tra pubblicità e marketing, allo scopo di vendere ai benestanti prodotti in gran parte superflui”. Ecco l’idea che l’Autore non può accettare e di cui vede sempre più malato l’intero globo: lo spreco di risorse, sia naturali che umane, che ormai ha generato un pericoloso disequilibrio ecosistemico. Da qui deriva la grande intuizione di Gallino, alla quale ha dedicato studi, ricerche e attività di formazione: lo squilibrio economico ormai si è allargato all’intero sistema di vita, trascinando in una china pericolosamente inclinata il rapporto uomo-natura. Conseguentemente, la soluzione alla crisi economica va intesa anche come una diversa modalità di organizzare e gestire la vita sul Pianeta, al quale – è un’amara quanto realistica constatazione che l’Autore presenta - non interessa nulla di noi, ma del quale a noi deve importare. Citando illustri studiosi stranieri, Gallino ricorda che l’attuale sistema economico ha scatenato una guerra non tanto contro una nazione o un’altra, come sempre è avvenuto nel passato, quanto contro la stessa umanità, di cui “alla Terra non importa un bel nulla. La sua velocità di rotazione su se stessa o attorno al Sole non varierebbe di un millesimo di secondo se l’unica popolazione rimasta ad abitarla fossero i topi”!
  • Quanto alla seconda sconfitta, ovvero la mancanza di coscienza critica, l’Autore non usa mezzi termini nel denunciare il clima di menzogna che ha ormai invaso ogni aspetto della vita, da quella pubblica a quella privata. Oggi siamo abituati a sentir parlare di “fake news”, relativamente, però, a singoli episodi della cronaca. Quello, invece, che Gallino mette in chiaro è la presenza di un clima complessivo in cui la menzogna impera. False e fuorvianti sono “le rappresentazioni della società diffuse dal sistema politico, dai principali attori economici, dalla cultura dominante nelle sue varie espressioni, dai media all’accademia”. Le narrazioni della società contemporanea “che vi propongono i giornali, la Tv, i discorsi dei politici, le scienze economiche, la stessa scuola, l’università, sono soltanto contraffazione della realtà, elaborata a uso e consumo delle classi dominanti”, ovvero dell’1 per cento della popolazione mondiale.

Da dove ripartire? Questa è la domanda cruciale, dalla quale prendere le mosse in vista di un cambio radicale di rotta. La risposta dell’Autore è semplice e chiara.

Occorre ripartire dal riappropriarsi del senso critico, che consiste in tre fondamentali capacità: vedere, giudicare, scegliere. 

  1. Innanzi tutto vedere, cioè aprire gli occhi sul quadro complessivo che ci sta davanti, per esempio comprendendo che la crisi del sistema socio-economico attuale non è soltanto una malattia che ha colpito noi contemporanei, ma è qualcosa di più profondo, perché è un male che è arrivato perfino a intaccare la Terra. Basti pensare al tasso di inquinamento del Pianeta dovuto agli scarti prodotti dal nostro tipo di consumo.
  2. Giudicare, ovvero farsi una propria capacità di esprimere una valutazione su quanto accade, non perché condizionati da quanto ci viene raccontato o mostrato, ma perché noi stessi abbiamo visto e constatato. Ovviamente questo richiede l’uscita da quella pigrizia del cervello che spesso costituisce per molti un “bene di rifugio”.
  3. Da ultimo, scegliere, ovvero mettere in atto comportamenti pratici che non avvalorino quanto ci viene mostrato, seguendo mode e trend, ma siano capaci di avviare sentieri nuovi. Perché, dice Gallino, è vero che “il sentiero si traccia camminando, ma occorre camminare nella direzione giusta”. 

Che cosa ne ricava un imprenditore?

Siamo soliti, noi di AdHoc, presentare libri che parlano del cambiamento personale come premessa del miglioramento professionale e aziendale. Ebbene, questo libro, all’apparenza lontano dai precedenti, si muove sulla stessa traccia, caratterizzata innanzi tutto dalla consapevolezza, che non può essere limitata alla sola sfera personale e individuale, ma deve allargare lo sguardo al sistema complessivo, dentro il quale, volenti o nolenti, tutti siamo immersi. Fare impresa, soprattutto in questi anni, è davvero un’impresa non solo per i numerosi problemi – o, come si dice, lacci e lacciuoli – che rallentano il passo, ma – e questo è il grande contributo del libro di Gallino – perché non si può continuare a fare il puro business ignorando le conseguenze, prossime e remote, che l’operare economico ha nell’intero sistema. Perché il tutto, poi, si riversa addosso agli attori, facendone pagare un conto salato.

Si tratta di avere uno sguardo nuovo sulle azioni che compiamo, tutti, produttori e consumatori, perché abbiamo una sola Terra da abitare, non da depredare! 

Le possibilità per acquisire questa consapevolezza non mancano; attendono solo la ripartenza dal senso critico, di cui Gallino invoca una vera riappropriazione. 

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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