• 06 dicembre 2018

Tempo di Bilanci

Filosofia in azienda

Dicembre, mese straordinario per tante cose.

Fin dal primo giorno dell’ultimo mese si entra già nel clima delle festività natalizie, si pregusta l’aria dei giorni che ognuno si prepara a vivere in modo fuori dall’ordinario. Magari il rituale è quello solito: pranzi e cenoni, regali sotto l’albero o davanti al presepe a seconda delle abitudini, visite ai parenti soprattutto a quelli che si vedono di meno durante gli altri undici mesi. Oppure sciate a perdifiato, sperando che la neve sia quella caduta dalle stelle piuttosto che quella sparata con l’aggiunta di chissà quali additivi. Insomma, ce n’è per tutti i gusti, le tradizioni e le tasche.

Ma dicembre richiama, perentoriamente, anche un’altra faccenda: il bilancio o, se preferite, i bilanci. Già, perché esiste sì il bilancio a cui ci obbligano i vari adempimenti fiscali, civilistici, economici e così via. Ma esiste un altro tipo di bilancio che, guarda caso, regge e sostiene anche i precedenti.

Il bilancio della nostra vita.

Quello che non ammette proroghe o dilazioni e, nemmeno, scappatoie.

Non esiste un format per redigere questo bilancio e nemmeno il più bravo dei commercialisti ci può dare una mano, perché questo bilancio ognuno deve farselo da sé, senza l’ausilio di qualsiasi software. Non c’è Zucchetti che tenga, tanto per citare un brand che in tema di gestionali per aziende va per la maggiore. Qui ognuno deve arrangiarsi, ma non nel senso che solitamente si dà a questo termine, che spesso sconfina con l’illecito. Qui, se bari, è peggio per te e sono cavoli amari!

Hai tempo un bel mese per metterti il cuore in pace e trovarti un’oasi di serenità per redigere il tuo bilancio personale. Non andare a cercare a dritta e a manca dei modelli prestampati o delle guide che ti aiutino a fare questa importante operazione. Va molto meglio se ti lasci andare, se ti metti in ascolto di te stesso, se fai un po’ di vuoto dentro di te.

Ti costa? Certamente sì e si spiega benissimo.

Dopo undici mesi di corsa affannosa per le mille incombenze che spesso non ti vai a cercare, ma che quasi vengono esse a cercare te, è naturale che il silenzio interiore ti costi e, quasi quasi, ti venga voglia di metterti daccapo a fare qualcosa. Perché il fare è come una dipendenza: ti distrae, ti assorbe e ti fa dimenticare tutto il resto, fino a farti dimenticare anche che alla base di tutto ci sei tu.

Diamine! Business, mercato, concorrenza, ordini, norme, globalizzazione: tutto vero. Ma hai mai pensato che tutto questo mare di cose si regge sulla persona, sulla tua persona?

Da dove iniziare? Potresti prendere ispirazione da questo episodio che è capitato, non tanti anni fa, ad una piccola grande donna: Teresa di Calcutta.

Non dimenticherò mai il giorni in cui, camminando per una strada di Londra, vidi un uomo seduto, che sembrava terribilmente solo. Andai verso di lui, gli presi la mano e la strinsi. Lui allora esclamò: “Dopo tanto tempo, sento finalmente il calore di una mano umana”. Il suo viso s’illuminò. Sentiva che c’era qualcuno che teneva a lui. Capii che un’azione così piccola poteva dare tanta gioia. Non accontentiamoci di dare solo del denaro. Il denaro non è sufficiente.

Vorrei che ci fossero più persone ad offrire le loro mani per servire ed i loro cuori per amare.

È con i gesti concreti che si cambia il mondo, ad iniziare dal nostro mondo, quello dentro cui siamo: la famiglia e l’impresa. Allora domandati: quali sono i gesti che in quest’anno sono riuscito a fare per gli altri e con gli altri? Sono le azioni che lasciano il segno, soprattutto quelle che costano, non tanto denaro, ma tempo.

Perché è il tempo la risorsa più preziosa e meno replicabile che abbiamo. Se lo lasci passare e scorrere, quello, esattamente quello non torna più. Avrai altro tempo, ma non quello, altre occasioni ma non quelle che ti sei lasciato passare davanti.

Piccoli gesti, piccole attenzioni: di questo abbiamo bisogno anche e soprattutto se siamo immersi nel gorgo delle nostre imprese.

Pensi che sia poco? Ecco, ancora, che cosa pensava e faceva quella piccola grande donna, la Madre di Calcutta: Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno".

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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