• 21 febbraio 2019

Ti difendi con il sapere

Filosofia in azienda

Multinazionali estere in Italia? Anche sì, se c'è il sapere.

Ad una prima lettura mi prende lo sgomento quando leggo che qualcuno sostiene che abbiamo bisogno di maggiori imprese multinazionali o semplicemente internazionali per dare una consistente boccata di ossigeno alla nostra rachitica ripresa, anzi alla nostra recessione più o meno tecnica. Ma, come si dice, il diavolo si nasconde tra le pieghe, e forse anche qualche angelo fa capolino tra le pieghe.

Qualche considerazione distesa e neutrale, per non dire oggettiva, merita essere fatta, come viene suggerito dalla lettura dell'articolo pubblicato a questo link.

Dunque, imprese straniere (così togliamo l’imbarazzo di chiamarle multinazionali o internazionali) nel nostro territorio, sì o no? Quali i vantaggi e quali gli svantaggi? Quali i rischi e le minacce e quali le opportunità? 

L’articolo citato è chiaro ed esaustivo, ma nello steso tempo avanza serie perplessità, che non devono, però, essere tali da precludere una razionale comprensione del fenomeno. Lascio ad economisti, politologi e opinion leader il dibattito. Io mi inserisco in una delle pieghe, cui ho sopra accennato: la cultura.

È indubbio che qualsiasi presenza straniera risulta o può risultare destabilizzante; è pur sempre un agente nuovo che si inserisce nel corpo precedente, il quale deve trovare un nuovo assetto e un diverso equilibrio. Questo vale in natura, nel corpo umano, in una compagnia di amici, in un’azienda, esattamente come quando sei in treno, in questi scompartimenti sempre più stretti e, dopo esserti finalmente sistemato con borse e cappotti, devi far posto al passeggero che è appena salito.

Dove sta, a mio modesto avviso, la chiave di volta? Nella cultura.

Se sei preparato a conoscere l’altro, questi non ti fa paura.

Se gli puoi parlare usando, magari, la sua stessa lingua, gli puoi anche spiegare esattamente, nei dettagli, come funzionano le cose qui da noi; gli puoi dimostrare con solidità di argomenti le tue posizioni e fargli capire la debolezza delle sue, eventualmente. Ma, appunto, devi parlare la sua stessa lingua, conoscere la sua impostazione mentale, fargli presenti i nostri valori e fargli capire quando le sue scelte rasentano la colonizzazione.

Dunque, è un aspetto umano, anzi fin troppo umano. Qui è il caso in cui si capisce che l’economia, prima di essere una scienza esatta, è una scienza umana, in cui i fattori culturali, psicologici, valoriali, etici, emozionali e storici giocano un ruolo determinante. Prima di prendere paura dello straniero, occorre sapere quanto è solida e ben fornita la nostra dotazione culturale. È qui che si gioca il confronto ed è qui che si evita lo scontro. La cosa da fare immediatamente, quindi, è irrobustire la nostra padronanza linguistica, la nostra conoscenza di come il mondo vada oggi ben al di là dei proclami cosiddetti sovranisti.

Il vero sovrano è – come è sempre stato – il sapere.

A questo punto è fin troppo scontato rifarsi al celebre detto del filosofo inglese Francis Bacon: knowledge is power! Il vero potere consiste nel sapere. Ma il sapere si alimenta di due pietanze preferite: l’istruzione e il confronto.

Circa la prima, la strada da percorrere, in Italia, è ancora molto lunga: troppi punti separano il livello di scolarizzazione dei cittadini italiani in età 35 – 65 anni rispetto alla media OCSE. Impresa disperata? In parte no, se si rafforzano le offerte formative per tutti coloro che sono al lavoro, quindi la formazione on the job, a cui va data anche una certa obbligatorietà giuridica. Mi riferisco, ovviamente, sia alla popolazione dei lavoratori dipendenti, sia – e forse primariamente – a quella degli imprenditori. A questi ultimi va fatto capire che l’innovazione e la qualità non possono assolutamente essere disgiunte dall’istruzione. Il vecchio detto per cui la pratica vale più della grammatica è, per l’appunto, vecchio. Chi ne fosse tuttora convinto, rimane ancora fermo al tempo in cui vigeva il sistema tolemaico! Le cose, i fattori socio-economici, i fenomeni sia pubblici che privati sono del tutto diversi dall’epoca tolemaica. Non mi stancherò mai di ripetere il famoso pensiero di Galileo Galilei: “La teoria da sola è vuota, ma la pratica da sola è cieca”! 

La seconda pietanza del nostro menu è il confronto, che prima di tutto comporta il mettersi davanti al nuovo, in questo caso allo straniero (cioè all’azienda multinazionale) e giocare a carte scoperte.

Una cosa, in ogni caso, fa pendere l’ago della bilancia a favore dell’apertura.

La possibilità di trattenere i nostri giovani qui nelle nostre comunità.

Tre punti chiave per capire il peso della questione:

  1. adesso abbiamo la corte di giovani più istruita che la storia italiana abbia mai avuto in passato;
  2. dal Secondo Dopoguerra abbiamo investito sull’istruzione più di quanto l’Italia abbia mai fatto in precedenza;
  3. le connessioni tecnologiche consentono vicinanze che mai sarebbero state immaginate in precedenza.

Dunque, vogliamo ancora trastullarci come se stessimo facendo i calcoli con il pallottoliere?

Scomodo, per concludere, un altro grande del passato, il poeta lucano, di Venosa, Quinto Orazio Flacco, vissuto nel primo secolo avanti Cristo, che aveva il seguente motto: Sapere aude, cioè abbi il coraggio di sapere!

Dunque, armiamoci di sapere e…avanti tutta!

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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