• 22 novembre 2018

Un Banco in Fabbrica

Filosofia in azienda

Lavoro: il punto della situazione.

Puntuale torna anche quest’anno il Rapporto di Fondazione Nord Est, che mette a confronto domanda e offerta di lavoro. E che cosa ci ripete? Assai di più della solita e ben nota constatazione che in questo triangolo di Italia si cresce molto di più che nel resto del Belpaese. Assieme a Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige ci sono Lombardia e Emilia Romagna. Da sole queste cinque regioni hanno trainato la ripresa, o ripresina, di tutta l’Italia e, se considerate senza le altre regioni, raggiungono i livelli occupazionali e reddituali della Baviera o della Svezia. Per meglio capire il complesso sistema nordestino e alcune delle sue luci e ombre, è bene leggere l’articolo a questo link.

Ma la cosa, che più lascia sbalorditi e che deve essere finalmente presa sul serio non solo dagli amministratori pubblici, ma anche dai capitani di impresa, è l’annosa questione della scarsa preparazione culturale media dei titolari delle nostre imprese e dei lavoratori all’interno delle nostre imprese.

Personalmente non mi consola il fatto che, quasi solitario e comunque voce fuori dal coro, dal lontano 1982 sto ripetendo, in tutte le salse, che il vero tallone d’Achille del sistema imprenditoriale nordestino (ma vale anche per l’Italia intera) è esattamente questo:

  • grande capacità lavorativa delle varie maestranze nelle imprese del triveneto,
  • coraggio da vendere dimostrato in molteplici occasioni dai nostri imprenditori,
  • voglia di fare impresa anche quando tutto congiura contro l’impresa (burocrazia e una tuttora persistente cultura anti industriale che serpeggia dentro molte aule scolastiche)

Ma tutto ciò ha un contraltare.

Un'inadeguata preparazione scolastica media sia degli imprenditori come dei lavoratori.

A tale riguardo osservo tre cose:

  1. La scusante che una volta bisognava lasciare presto la scuola per andare a lavorare finite le elementari o le medie, ora non regge più, perché oltre alla formazione scolastica esistono numerose offerte formative extra scolastiche, delle quali, però, gli adulti approfittano poco, assai meno di quanto non facciano gli adulti lavoratori e imprenditori di altre nazioni.
  2. Continuano ancora a resistere e a diffondersi vecchi modi di dire e di pensare, quali: la pratica vale più della grammatica; oppure: la vera cultura è quella che rimane dopo che hai dimenticato tutto quello che hai imparato a scuola. A questi luoghi comuni, alquanto sbrigativi e poco lungimiranti, mi viene spontaneo rispondere con la celebre riflessione di Galileo Galilei, che diceva: “ Il sapere senza esperienza è vuoto, ma l’esperienza senza il sapere è cieca”. Quello che difetta in misura piuttosto considerevole, a Nord est, è il sapere, quello che si nutre di istruzione, di scuola e università, di fatica di stare sui banchi, di letture approfondite e di analisi critiche, di confronto ad alto livello con le culture diverse, eccetera.
  3. Serve aumentare la preparazione tecnica al posto dei titoli umanistici. In altre parole, ci sarebbero troppo persone istruite in cose che non servono. E che cosa serve, allora? Ecco la risposta da quattro soldi che esce dalla bocca di molti: servono tecnici e ingegneri, mentre ci sono troppi titoli e diplomi umanistici. Anche questa è una tremenda fake news, perché, guardando al confronto internazionale, addirittura con gli USA, noi siamo perfettamente allineati con le medie degli altri Paesi. Il fatto grave, piuttosto, che quasi nessuno evidenzia – ma il Rapporto di Fondazione Nord est ce lo ricorda puntualmente – è che ci sono troppo pochi diplomati e laureati tout court: qui sta il problema!

Sento già la risposta che qualcuno è pronto a darmi: come fai a dire che mancano diplomati e laureati, se per strada ci sono tanti avvocati, commercialisti, per non parlare di psicologi, sociologi, filosofi, laureati in greco e latino, eccetera?

Ecco l’altra anomalia tutta e solo italiana.

Mentre nel nostro Belpaese un laureato in latino e greco può solo attendere di trovare un posto nel settore pubblico, ovviamente in qualche aula scolastica, in altri Stati costui può benissimo essere richiesto in qualche azienda o addirittura fondare un’azienda o dirigerla. Un esempio fin troppo lampante: Sergio Marchionne non era ingegnere, ma filosofo! O, per restare in casa nostra, Carlo Azeglio Ciampi aveva una onoratissima laurea in Lettere classiche!

Il problema non è il titolo, quasi fosse un marchio indelebile che condanna una persona a fare solo le cose che da sempre si sono fatte. La laurea o il diploma sono un lasciapassare che, se ben gestito (e questa è un’altra faccenda da coltivare seriamente fin dai banchi di scuola media!), apre molte porte nel mondo del lavoro.

Ma le porte devono essere aperte in due: da parte del portatore del titolo, il quale deve avere occhi e mente ben aperti e una disponibilità ampia a rimboccarsi le maniche; ma anche da parte del titolare dell’impresa, il quale deve fare due passi avanti rispetto al ben noto, ed ora non più utile, “trovare la persona giusta per il posto giusto”.

Domanda: è meglio adattare la persona al posto o il posto alla persona?

Chi segue la seconda strada – l’esperienza e i dati lo dimostrano – normalmente viaggia più spedito.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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