• 31 gennaio 2019

Una Strategia dal passato per Aziende di oggi

Filosofia in azienda

Libri sull'azienda. Sì, ma quali?

Se si entra in una normale libreria, intendo – come è il caso di molti Paesi del Nord Europa – anche librerie dentro a supermercati, spiccano gli scaffali e gli espositori con titoli riguardanti l’azienda. Scuole di management, business School, guru dell’ultima ora: ce n’è per tutti i gusti e anche per tutte le tasche. Titoli che promettono di consegnare finalmente la chiave per la svolta magica dell’azienda: come cambiare la strategia in pochi minuti, come vedere quello che altri non vedono e come creare desideri che poi innescano bisogni che aprono il mercato del futuro.  

A me viene in mente lo specchietto per le allodole e così ho imparato un trucchetto: guardo l’età e, soprattutto, l’esperienza dell’autore. Non mi incantano - lo confesso – tutti coloro che hanno meno di tre secoli! Proprio così: se sono più recenti, li annovero tra i fuochi di paglia; possono anche avere avuto successo, ma quello che io cerco è la durata, anzi la lunga durata.

Aziende che vanno e vengono, a prescindere dalle crisi più o meno congiunturali, ce ne sono da lastricare l’autostrada del Sole; ma aziende di lunga durata, per esempio che abbiano superato la quarta generazione, al momento in Italia se ne contano un centinaio o poco più. Su quante? Su un panorama di oltre 4 milioni. Poche, troppo poche! Allora significa che la strategia, che ha retto le aziende “stagionali”, non era affatto solida.

Dunque, che cosa cercare? Alla scuola di chi andare?

Dal canto mio ho una segnalazione da fare, con molto piacere e con enorme convinzione, una strategia che ho avuto il piacere di trovare confermata perfino nell’ultimo Rapporto del Censis 2018. Questa risale niente meno che al secolo quarto dopo Cristo e fu inventata a cavallo del Mediterraneo, tra l’Algeria e Milano. Una strategia berbera, perché creata da un cittadino della costa sud del Mediterraneo appartenente al popolo berbero, che, originariamente, significa popolo libero.

Costui di mestiere non faceva né il manager né l’imprenditore, almeno nel senso comunemente inteso oggi.

Faceva tutt’altro: il pastore.

Di che cosa? Qual era il suo gregge? A chi vendeva i suoi prodotti? Al Padreterno, perché era pastore di anime: faceva il vescovo, dopo essere vissuto e avere studiato a Roma e soprattutto a Milano.

Il suo nome? Agostino di Tagaste, vescovo di Ippona, in Algeria, oggi importante centro agricolo. E come è finito? La sua “azienda” ha avuto talmente tanto successo che ha ricevuto dal suo Padrone il titolo di santo: sant’Agostino.

Egli, tra una cosa e l’altra – non dimentichiamoci che è vissuto quando Roma è stata messa a ferro e fuoco nel 410 dai Visigoti di Alarico – ha trovato il tempo di mettere giù un trinomio fondamentale per ogni azienda, di qualsiasi tipo e qualsiasi tempo.

Memoria, intuizione, anticipazione.

La prima cellula della strategia di un’azienda è la memoria, che significa sapere da dove si viene, su quali risorse contare, che cosa c’è stato prima. Ad esempio, sapere qual è il proprio bagaglio di istruzione e, principalmente, quali sono i punti forti e deboli della propria personalità. Questa è la piattaforma sulla quale impostare qualsiasi piano strategico.

Secondariamente, l’intuizione. Già, una parola! Perché si confina l’intuizione sempre in ambito artistico; il genio, si dice, è intuitivo. Invece no. L’intuizione dev’essere la dote per eccellenza del bravo manager e dell’imprenditore avveduto, perché intuire vuol dire andare dentro alle cose, saper leggere dentro alle situazioni e, soprattutto, dentro alle persone. Naturalmente l’intuizione è una dote che si alimenta, altrimenti svanisce. E come? Daccapo: con la cultura, l’istruzione, l’educazione, la formazione, il confronto. 

In terzo luogo, l’anticipazione. Una volta che so quali sono le mie risorse ma anche i miei limiti e quando ho nutrito bene la mia capacità di penetrare nelle situazioni, allora posso traguardare il futuro. Cioè posso fissarmi dei traguardi da perseguire, non in modo avventuroso o avventato, ma ponderato.

Il futuro non si attende, ma si anticipa.

Perché, come diceva il grande filosofo danese Kierkegaard, “la vita si capisce solo all’indietro, ma si vive solo in avanti”.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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