“Se qualcosa ho imparato, lo devo ai miei errori.”
Ivan Tomasi ha scelto di iniziare così la serata, rompendo subito quella distanza che spesso separa i racconti d’impresa dalle persone che li ascoltano.
Ed è stato un inizio perfetto. Perché la serata non è stata una lezione sull’innovazione. È stata piuttosto una conversazione sincera su cosa significa prendere decisioni quando le conseguenze sono reali: prodotti, persone, mercati, storia.
Tomasi guida oggi Inglesina, un’azienda familiare con oltre sessant’anni di storia, 170 collaboratori e una presenza in più di quaranta Paesi. Ma nel suo racconto non c’è stato alcun trionfalismo. Piuttosto la consapevolezza che ogni azienda che prova davvero a innovare attraversa inevitabilmente errori, deviazioni, tentativi che non funzionano.
Perché l’innovazione non è un percorso lineare.
È una sequenza di prove, correzioni e ripartenze.
Nel suo percorso da ingegnere - “laurearsi in ingegneria e poi guarire”, come ha ironizzato - Tomasi ha portato dentro l’azienda proprio questo approccio: trattare l’errore come un dato da analizzare, non come una colpa da nascondere. L’ingegneria, ha ricordato, è figlia degli errori, alcuni piccoli, altri veramente catastrofici: ponti che crollano, navi che si spezzano nell’Artico, missili che esplodono, sistemi che falliscono. Da lì nascono i modelli, le teorie, le soluzioni migliori.
Lo stesso vale per le aziende.
La vera differenza non sta nel non sbagliare, ma nel costruire organizzazioni che non abbiano paura di analizzare ciò che non ha funzionato. Dove l’errore non viene celebrato, ma nemmeno nascosto. Dove diventa materiale di apprendimento.
Nel racconto di Tomasi sono emersi anche gli errori più difficili da digerire: non quelli tecnici, ma quelli legati alle persone. Le scelte sbagliate su ruoli, responsabilità, fiducia. Perché, alla fine, il successo di un imprenditore si misura soprattutto dalla qualità delle persone che lo circondano.
La conversazione ha toccato molti altri temi che fanno parte della vita reale delle imprese: la responsabilità di guidare aziende con una lunga storia, il rischio della “troppa esperienza”, la difficoltà di leggere i trend senza perdere la propria identità.
E poi il passaggio generazionale, raccontato con grande onestà. Non come un momento simbolico, ma come un processo lungo anni, fatto di convivenza tra generazioni, di conflitti, di apprendimento reciproco.
Uno dei passaggi più potenti della serata è arrivato quando Tomasi ha parlato di decisioni difficili. In azienda, ha spiegato, ci sono momenti in cui non hai tutte le informazioni per decidere. La tentazione è quella di agire subito. Lui suggerisce di guadagnare tempo, fare esperimenti, cercare piccoli test che permettano di capire meglio la direzione.
Un approccio pragmatico, ma anche profondamente umano.
Perché alla fine, ha ricordato, gli imprenditori non decidono mai completamente da soli. Ognuno costruisce negli anni la propria “agenda magica”: una rete di persone di fiducia con cui confrontarsi quando le scelte diventano complesse.
Ed è forse proprio qui che la serata ha incontrato lo spirito più autentico della community AdHoc.
Un luogo dove imprenditori diversi per storia, settore e dimensione si incontrano senza titoli né gerarchie, per condividere esperienze, dubbi e visioni. Non per dimostrare quanto si è bravi, ma per continuare a crescere.
Guardando al futuro, Tomasi ha lasciato un pensiero che è rimasto sospeso nella sala: nei prossimi anni il cambiamento sarà sempre più veloce. Geopolitica, tecnologia, intelligenza artificiale stanno ridisegnando i mercati.
In uno scenario così, la vera competenza imprenditoriale sarà l’attitudine al cambiamento.
Ma accanto a questa velocità c’è qualcosa che potrebbe diventare ancora più importante: la capacità di creare relazioni, emozioni, significati. Perché se la tecnologia tende a uniformare tutto, saranno proprio le relazioni umane, tra persone, tra aziende, tra comunità, a fare la differenza.
Ed è forse questo il motivo per cui serate come questa continuano a lasciare il segno.
Vuoi saperne di più su AdHoc? Chiama il 3316601249 oppure scrivi a segreteria@adhocgroup.it
Crescere sembra implicare il cambiare continuamente. Costruire, invece, richiede tempo, continuità, tenuta. Richiede relazioni lunghe.
Leggi di più
Perché il punto non è avere una storia.
Tutti ce l’hanno.
Il punto è decidere se usarla.
Leggi di più
Dove stai perdendo tempo ogni settimana, senza creare valore?
Leggi di più