• 24 ottobre 2025

L’impresa che si racconta: quando la memoria diventa valore

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Ci sono luoghi in cui le imprese smettono di parlare solo di numeri e iniziano a raccontarsi.

È ciò che è accaduto a Verona, nella suggestiva sede di Santa Marta, dove la comunità di AdHoc Group è stata accolta dallo staff dell’ Osservatorio Monografie d’Impresa per un incontro dedicato al tema dell’identità aziendale come patrimonio culturale e narrativo.

A dare il benvenuto è stata Mariagrazia Bertaroli, vicepresidente dell’Osservatorio, che ha introdotto i partecipanti nel cuore di un luogo unico in Europa: una biblioteca che custodisce oltre 1600 monografie d’impresa, ciascuna capace di raccontare – attraverso immagini, parole e materiali – la storia, i valori e la visione delle aziende che l’hanno realizzata.
Un archivio vivo, che non raccoglie semplicemente libri, ma frammenti di vita imprenditoriale, di coraggio, creatività e saper fare.


Quando un’impresa si fa libro

Il prof. Alberto Butturini, consigliere dell'Osservatorio e docente di comunicazione d’impresa all'università IUSVE, ha accompagnato i presenti in un viaggio nel significato profondo della monografia aziendale: uno strumento che va oltre il company profile, diventando una forma di autorappresentazione consapevole.

Un libro, ha spiegato, “che non serve solo a dire chi siamo, ma a capire chi stiamo diventando”.
Dalle sue parole è emerso come la monografia aziendale sia, per le imprese italiane, un gesto culturale prima ancora che comunicativo: un modo per riconoscersi e tramandarsi, per condividere un’identità collettiva che nasce dal lavoro e si rinnova nel tempo.
Un racconto fatto non solo di date e numeri, ma di emozioni, intuizioni, scelte e valori.

Dal racconto all’esperienza

Dopo la parte introduttiva, gli imprenditori di AdHoc Group hanno preso parte a una sessione laboratoriale guidata dal team dell'Osservatorio.
Divisi in gruppi, hanno analizzato una selezione di monografie aziendali, confrontandosi sui diversi modi in cui le imprese scelgono di rappresentarsi: attraverso la creatività grafica, il design, l’heritage, la mission e la vision.
Tra i volumi esaminati, opere di aziende iconiche come Ferragamo, Foscarini, Sella Farmaceutici, Molisana, ma anche di realtà meno note, capaci di raccontarsi con autenticità e stile.
Ogni gruppo ha individuato la monografia più rappresentativa, scoprendo come carta, immagini e parole possano trasformarsi in un linguaggio identitario e in un racconto coerente con la cultura dell’impresa.

L’effetto WOW

Al termine del laboratorio, il gruppo AdHoc è sceso nella sede dell’Osservatorio, all’interno di Santa Marta, dove sono conservate le monografie originali.
È lì che è scattato l’effetto WOW: uno stupore autentico davanti a opere che sono, prima di tutto, oggetti d’arte.
Prima su tutte, quella di Riva Ferretti, con il volume racchiuso in una copertina di legno pregiato – lo stesso delle barche – e rivestito con la pelle dei sedili.
Un’emozione tangibile, fatta di materia, di design, di cura per i dettagli: ogni volume racconta una storia diversa, e insieme formano un’unica, straordinaria narrazione dell’ingegno italiano.

Il cuore dell’Osservatorio

Se la teoria affascina, è grazie a Tiziana Sartori, direttrice e vera anima dell’Osservatorio, che tutto prende vita.
Quando Tiziana mostra una monografia, la racconta con una passione contagiosa: dal colore alla grammatura della carta, dal taglio delle immagini alle scelte grafiche che le aziende compiono per esprimere la propria storia.
In ogni volume sa leggere la personalità di chi l’ha creato e la restituisce con un’energia che travolge, come se ogni copertina, ogni texture, ogni fotografia avesse un cuore che batte.

Un racconto che diventa dono

Nell’ultima parte dell’incontro, Tiziana ha condiviso aneddoti che rendono vivo il senso di questo lavoro, come quello legato alla storica azienda Zaini.
Durante l’invito all’evento avevamo lanciato una domanda: sapete perché il prodotto di punta dell’azienda si chiama “Emilia”?
La risposta è arrivata proprio da lei: Emilia era la tata dei figli di Olga Zaini, la fondatrice, rimasta vedova giovanissima e capace di portare avanti l’impresa con determinazione e gratitudine.
Quel nome, inciso su una tavoletta di cioccolato, diventa così un gesto di riconoscenza e amore, un frammento di memoria trasformato in racconto d’impresa.

Tra memoria e futuro

Nelle riflessioni conclusive, è emerso con forza un messaggio: raccontarsi è un atto di responsabilità e di visione. Ogni impresa, piccola o grande, ha un passato da valorizzare e un futuro da immaginare; e la monografia d’impresa diventa il ponte tra queste due dimensioni.
Raccontare la propria storia significa riconoscere le radici per dare forma al domani.

Un’esperienza che lascia traccia

L’incontro si è concluso tra curiosità e gratitudine: per l’accoglienza, per la ricchezza dei contenuti e per la passione con cui lo staff dell'Osservatorio ha saputo trasmettere l’importanza del racconto come strumento di crescita imprenditoriale.
Gli imprenditori di AdHoc Group sono tornati a casa con un bagaglio nuovo: la consapevolezza che ogni impresa porta con sé una storia che merita di essere raccontata, e che custodire quella storia è il primo passo per costruire il futuro.

“Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato.”

– Friedrich Nietzsche, citato durante l’incontro, a ricordare che la memoria d’impresa non è nostalgia, ma energia per continuare a creare.


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