• 30 novembre -1

Paolo Ceresoli: costruire un’impresa, dare spazio alle persone

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Un furgone carico di attrezzature acquistate a debito, i primi biglietti da visita stampati e la fiducia dei fornitori come capitale di partenza. La storia di Paolo Ceresoli, fondatore di TOPTAGLIO, comincia da qui: dal lavoro sul campo e dalla convinzione che ci fosse spazio per fare qualcosa di più.

Nel Workgroup AdHoc, Paolo ha ripercorso la sua esperienza con un linguaggio diretto, ironia e una spontaneità che ha reso il confronto vivace. Tra racconti personali, scelte imprenditoriali e domande dalla sala, sono emersi diversi spunti su cui tornare a riflettere nelle nostre aziende: come riconosciamo il potenziale delle persone, quanto spazio concediamo alla loro autonomia e come affrontiamo le opportunità che ci portano fuori dalle abitudini.

A tenere insieme tutto, un principio ricevuto dai suoi genitori e poi trasmesso ai figli e ai collaboratori: la libertà di scegliere, accompagnata dalla responsabilità di sostenere le proprie scelte.

La fiducia come primo capitale

Prima di diventare imprenditore, Paolo ha lavorato come operaio in una piccola società specializzata nel taglio e nel carotaggio del calcestruzzo. Al lavoro in cantiere aveva affiancato progressivamente l’attività commerciale e un contributo alla gestione amministrativa. Un’esperienza che gli aveva permesso di conoscere il mestiere e di intravedere possibilità di sviluppo.

La decisione di mettersi in proprio è arrivata quando ha sentito di voler dare seguito a quelle possibilità. Le risorse economiche, però, erano limitate. A sostenerlo sono stati i fornitori, che negli anni ne avevano conosciuto la serietà e gli hanno consentito di acquistare le attrezzature con la disponibilità ad aspettare il pagamento.

Un passaggio significativo per chi fa impresa: la fiducia si costruisce prima di averne bisogno, attraverso il modo in cui si lavora e si mantengono gli impegni.

Del primo lavoro pagato, Paolo conserva ancora l’assegno, mai incassato. Un piccolo oggetto che custodisce il significato di un inizio e il momento in cui un progetto ha cominciato a diventare realtà.

Ascoltare i clienti per trovare la strada della crescita

Dalle microdemolizioni, TOPTAGLIO ha ampliato nel tempo competenze e attività. Nel racconto di Paolo, questa evoluzione è passata soprattutto dalla capacità di leggere le esigenze dei clienti.

Una difficoltà tecnica, un intervento complesso, un problema per il quale nessuno sembrava trovare una soluzione praticabile: ogni situazione poteva diventare l’occasione per sviluppare nuove capacità.

Per gli imprenditori presenti, uno spunto concreto: ascoltare il cliente significa comprendere anche ciò che lo blocca, ciò che lo preoccupa e ciò che non riesce a ottenere. È in quello spazio che può nascere un’opportunità di crescita.

Ampliare l’attività richiede poi di trasferire alle persone un modo di lavorare condiviso. Paolo è tornato più volte su questo punto: comunicare la passione per un progetto, farne comprendere la direzione e mettere i collaboratori nelle condizioni di contribuire al suo sviluppo.

Riconoscere il potenziale e investire nella formazione

Il primo collaboratore assunto da Paolo era un antennista. Proveniva da un altro mestiere e aveva bisogno di imparare il lavoro, attraverso l’affiancamento in cantiere.

Da questo episodio emerge uno dei criteri che guidano ancora oggi il suo approccio alla selezione: cercare la voglia di fare e la capacità di appassionarsi. L’esperienza conta, ma nel suo modello è l’attitudine della persona a rendere possibile il percorso di crescita.

Questo sguardo comporta una responsabilità anche per chi guida l’azienda: dedicare tempo, trasferire competenze, creare occasioni per imparare e far percepire il valore dei risultati raggiunti.

Paolo ha sottolineato che questa disponibilità esiste anche nei giovani. Per riconoscerla occorre incontrarli, ascoltarli e comprendere le leve che li motivano, senza fermarsi alle aspettative costruite sulle generazioni precedenti.

Selezionare prima dell’urgenza e lasciare che l’azienda si racconti

Uno dei suggerimenti più concreti della serata ha riguardato il momento in cui cercare nuove persone: mantenere aperta la selezione e valutare l’inserimento di un candidato valido anche prima che il bisogno diventi urgente.

Quando una posizione deve essere coperta immediatamente, il tempo per scegliere si riduce. Conoscere le persone con continuità permette invece di ragionare sulle possibilità che potrebbero aprire per l’azienda.

Anche il colloquio, nel racconto di Paolo, è un’occasione di conoscenza reciproca. Lo interessano le domande che il candidato pone, la sua curiosità e il modo in cui si avvicina al progetto.

Per questo offre la possibilità di visitare l’azienda e confrontarsi liberamente con chi ci lavora, prima di decidere. Un modo concreto per rendere verificabili le promesse fatte durante la selezione.

I collaboratori sono i primi testimoni della qualità di un’impresa. La loro esperienza quotidiana dà credibilità al racconto aziendale e può diventare, attraverso il passaparola, uno strumento di attrazione.

L’errore come parte della responsabilità

«L’errore è permesso». Paolo ha espresso con chiarezza questa regola, insieme alla richiesta di imparare dall’esperienza ed evitare di ripetere lo stesso sbaglio.

Lasciare spazio all’errore significa consentire alle persone di provare e assumersi responsabilità. Richiede di valutare il rischio, considerare le possibili conseguenze e mantenere ferme le condizioni di sicurezza.

È un tema che riguarda da vicino la delega: quanta autonomia siamo disposti a concedere? Quanto sappiamo accompagnare un collaboratore mentre sviluppa un proprio criterio di scelta?

Nel suo racconto, la crescita passa anche dalla possibilità di affrontare situazioni nuove, correggere il percorso e diventare progressivamente più capaci di decidere.

La figlia e il valore di una strada autonoma

Il rapporto con i figli ha aperto una riflessione particolarmente interessante per una community in cui sono presenti molte imprese familiari.

Paolo ha spiegato che i suoi figli stanno costruendo percorsi professionali autonomi. A loro ha trasmesso la libertà ricevuta dai genitori, insieme a un impegno preciso: quando si comincia un progetto, bisogna essere disposti a sostenerlo, anche nelle difficoltà

La figlia ha unito l’interesse per l’hospitality alle opportunità del settore immobiliare, sviluppando all’estero un’attività di trasformazione e valorizzazione degli immobili destinati all’ospitalità. Un percorso nato dalle sue iniziative e diventato poi occasione di collaborazione con TOPTAGLIO.

In questa relazione, l’azienda del padre opera come fornitore per la realizzazione dei suoi progetti. Paolo ha raccontato anche come le iniziative della figlia abbiano contribuito a spingere l’impresa verso lo sviluppo di attività in Inghilterra.

Un esempio che amplia la riflessione sul rapporto tra generazioni: il contributo dei figli può arrivare anche attraverso una strada autonoma, capace di portare nuove idee, mercati e occasioni di collaborazione.

Investire sulle persone per far funzionare un progetto

Dal racconto della figlia è emerso anche il progetto di hospitality sul lago di Como, nel quale appartamenti e servizi sono pensati per offrire un’esperienza di soggiorno completa.

La ristorazione rappresentava una componente importante del modello. Di fronte alla difficoltà di individuare un gestore adatto, Paolo ha scelto di ripensare il modo di cercarlo: creare un’opportunità imprenditoriale per giovani disponibili a mettersi in gioco.

Il percorso descritto prevede il sostegno all’investimento iniziale e un progressivo trasferimento della proprietà della società, legato a un coinvolgimento diretto nella gestione e nei risultati. La selezione ha portato a individuare due giovani ai quali affidare questa avventura.

Paolo ha chiarito anche il senso economico della scelta: il beneficio atteso è il buon funzionamento dell’intero progetto di hospitality. Rendere possibile la crescita di un’altra attività può contribuire al valore della propria.

Un passaggio che ha stimolato il confronto e mostrato come cambiare prospettiva possa portare a una soluzione diversa: chiedersi quali condizioni servano perché le persone giuste possano assumersi davvero la responsabilità di un progetto.

La libertà di scegliere anche nella vita personale

La stessa disponibilità a ripensare le soluzioni attraversa le scelte personali di Paolo, compresa quella di vivere e viaggiare in camper insieme alla moglie.

Una scelta nata da esigenze familiari e diventata nel tempo un’organizzazione della quotidianità adatta ai loro spostamenti e al loro modo di lavorare.

Tra gli aneddoti e le battute è emerso anche il ruolo della moglie, che Paolo ha riconosciuto come fondamentale nel percorso dell’azienda. Una presenza con cui condivide il lavoro e le scelte di vita.

Il racconto ha offerto così un’ulteriore occasione di riflessione: quali abitudini continuiamo a seguire perché ci corrispondono, e quali potremmo ripensare per vivere e lavorare meglio?

L’impronta da lasciare

Il tema AdHoc dell’anno, le impronte, ha trovato una risposta concreta nel percorso dei giovani collaboratori cresciuti fino a diventare amministratori delegati.

È questa la possibilità che Paolo desidera lasciare: entrare in azienda come tirocinante e poter arrivare, attraverso l’impegno e la crescita, a guidarla.

Un’impronta che prende forma nelle opportunità offerte alle persone e nella fiducia necessaria per affidare loro responsabilità reali.

Il suo invito finale agli imprenditori è stato guardare oltre la propria zona di comfort, senza paura, evitando di considerare l’azienda come un figlio. Un pensiero che apre domande sul nostro rapporto con ciò che abbiamo costruito e sulla capacità di lasciarlo evolvere.

Grazie a Paolo Ceresoli per aver condiviso con la community AdHoc una testimonianza schietta, ricca di esperienze e di spunti da riportare nel lavoro quotidiano. Una serata di confronto che ci lascia una domanda concreta: quali possibilità stiamo creando per le persone che crescono insieme alla nostra impresa?


E tu, con chi ti confronti sulle sfide della tua impresa?

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