• 12 luglio 2018

A tu per tu con Federico Schiavon

Testimonianze

AdHoc e Q&B Grafiche: intervista a Federico Schiavon.

Lavora in una zona intensamente industrializzata, in provincia Padova, precisamente a Rubano; è perfettamente a suo agio con la più moderna tecnologia per stampa e altro, come ci dirà lui stesso. Ma la cosa che più mi sorprende è quello che traspare dal suo portamento, quasi da gentleman inglese (si intende, d’altri tempi!): distinto nei modi, ma con semplicità innata e senza alcuna affettazione; cordiale e spontaneo; sorridente e garbato; attento e sinceramente interessato a chi gli sta davanti; amante della natura al punto da dedicare tempo, ogni giorno, ad una camminata mattutina prima che cominci il traffico della città.

Sto parlando di Federico Schiavon, titolare dell’omonima azienda e collaboratore presso Q&B Grafiche, di cui sveleremo tra poco la tipologia.

Lo incontro e ho il piacere di scambiare con lui alcune impressioni.

Non si direbbe che tu, così preso dalle più avanzate tecnologie, riesca a trovare il tempo per immergerti nella natura. 

Vedi, per me è un bisogno, qualcosa che sento di dovere fare, qualcosa che, se non facessi con abitudine, mi mancherebbe. È diventata proprio un’abitudine che sento essermi necessaria, perché mi fa bene, mi dà la carica giusta per la giornata intera.

Dunque, come ti organizzi? 

Ogni mattina sveglia presto, in ore antelucane, per immergermi nella mia camminata e/o per recarmi presto in palestra. E così mi tonifico nel fisico, ma soprattutto riesco a ritrovare me stesso nel morale e, direi, nello spirito. Perché, vedi, il lavoro rischia talora di farti perdere la bussola che devi avere dentro di te, quella bussola che ti permette di tenere la barra dritta soprattutto in tempo di cambiamenti come quelli attuali.

Che cosa ti risuona nella mente mentre ti dedichi al tuo corpo? 

Ormai - anche grazie alle riflessioni che ho potuto ricevere e condividere con i colleghi di AdHoc e in modo particolare con Giordano Agrizzi – ho imparato a rientrare in me stesso nonostante le cose che mi stanno attorno. Mi rivedo non tanto la programmazione della giornata che mi sta davanti, quanto le motivazioni che mi muovono in quello che faccio. Cioè cerco di ritrovare il motore della mia vita: perché faccio quelle determinate cose in quel determinato giorno, come posso comportarmi con coloro che incontrerò, come posso migliorare un mio modo di essere e di fare, e, soprattutto, quale deve essere il vero scopo della mia attività.

E quali risposte ti dai? 

Ho imparato una cosa, anche grazie alla mia precedente esperienza professionale. Siccome io, di fatto, vendo servizi e prodotti nel settore, amplissimo e sempre innovativo, della stampa, se prima non ho ascoltato e ben capito il mio interlocutore, non posso vendergli quello che ho nel mio catalogo. L’ascolto, per me, è la prima e fondamentale azione che devo mettere in atto. Quindi, fare domande disinteressate al mio interlocutore, domande mirate ad aiutarlo ad esprimere le sue necessità e spesso anche soltanto i suoi desideri. Solo dopo posso dirgli che, nella mia ventiquattr’ore, ho una soluzione alla sua domanda. Ma anche questa soluzione voglio che sia qualcosa che veramente dia valore aggiunto al suo impegno finanziario ed economico. In sintesi, il mio motto da venditore è questo: non ti vendo un prodotto o un servizio, ma la soddisfazione ad un tuo bisogno o desiderio. Se ciò non riesco a farglielo capire, ho fallito nella relazione con lui.

Quindi cerchi un rapporto con il tuo cliente potenziale veramente “ad personam”. 

Sì, hai detto bene: un rapporto ad personam. Perché quella che io cerco di instaurare è una relazione tra due persone, prima che tra due operatori economici. Essere un piazzista non mi ha mai interessato.

Ecco, precisa questo punto. 

Vedi, prima di aprire la mia attuale attività, ho lavorato presso altre ditte, come la Carraro e ho potuto viaggiare per il mondo per almeno sette anni. Ho anche aperto un’azienda con un socio a Verona, e tutto questo mi ha insegnato due cose in particolare. Prima: volevo fare un lavoro dove potessi veramente esprimere i miei valori, che tra poco ti dirò. Seconda: volevo che il guadagno non fosse la molla ultima della mia attività professionale, ma il risultato di un mio stile di vita. Questo, soprattutto, è ciò che intendo perseguire. Il denaro serve, soprattutto se c’è una famiglia alle spalle; ma il denaro peer me è una risultante, non lo scopo della mia vita, ed è una risultante che deriva da una serie di azioni e soprattutto di convinzioni che sono a monte.

Quindi ora è il momento di svelare i tuoi valori. 

Certamente e te li dirò senza giri di parole. Ecco la mia triade: famiglia, onestà, assunzione di responsabilità. Ovviamente poi seguono gli altri, quelli che possiamo chiamare valori strettamente professionali, come la competenza, l’aggiornamento, la precisione e la fedeltà alla parola data. Ma questi valori seguono i primi tre e sono sorretti dai primi tre. Il tutto - mi pare di dire e ne sono convinto – forma uno stile di vita oltre che di lavoro; è, direi, un modus vivendi prima ancora che un modus operandi.

Venendo al tuo lavoro quotidiano, come puoi spiegarlo? 

 Ci occupiamo di grafica, legatoria, stampa digitale e stampa offset e packaging, adeguando sia il prodotto che il servizio alle specifiche esigenze dell’azienda o del cliente con cui ho stabilito la relazione. Io mi considero, e così ormai mi vedono i miei clienti, come un consulente prima che come un venditore. A me si rivolgono persone e aziende che mi manifestano, innanzi tutto, le proprie esigenze. Con loro stabilisco una relazione di ascolto, a cui segue una serie di consigli per la soddisfazione delle richieste. In questa fase cerco di essere attento a quello che la ricerca e la tecnologia, specifiche dei settori di cui mi occupo ormai da parecchi anni, stanno proponendo, in modo che il mio cliente abbia la migliore risposta tra quelle che il momento offre.

Quindi tu stesso sei alla continua ricerca del meglio. 

Cerco proprio di fare così e in ciò sono aiutato anche dalla mia formazione precedente, oltre a ricevere stimoli da molti colleghi che incontro nel network di AdHoc.

Vuoi spiegare queste ultime cose? 

Certamente. Il fatto di partire da una base di studi universitari vedo ogni giorno che mi è di grande aiuto. Una laurea in economia e commercio mi serve sia per impostare correttamente le varie operazioni commerciali, sia per avere una mente elastica aperta costantemente alle novità del settore. Per me l’università rimane una palestra di grande spessore che deve formare la persona ad essere costantemente attenta verso il mondo. Lo studio accademico a me ha dato un sistema di antenne sempre puntate verso l’esterno. Il resto, l’interno, debbo confessare che lo trovo nell’ambiente di AdHoc, sia attraverso i contatti che ho con le decine e decine di colleghi che incontro periodicamente, sia attraverso le azioni formative che AdHoc stesso propone.

Si è fatto tardi, occorre riprendere il viaggio quotidiano. Il tempo trascorso a parlare di queste cose è stato non solo piacevole, ma utile e interessante, tanto che è volato in un baleno. 

Mi porto dentro l’idea e la percezione di avere incontrato una persona solida.

Un qualcuno che non ho dubbi a raccomandare a chiunque ami le relazioni sincere e autentiche. Una persona, per certi aspetti, perfino rara.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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