• 15 marzo 2018

A tu per tu con Maurizio Possia

Testimonianze

AdHoc e NewBio: intervista a Maurizio Possia.

Centro città di Vicenza, uno studio tranquillo al piano terra di un isolato, ombreggiato da alcune betulle alte e maestose. È qui che incontro Maurizio Possia, immerso nei suoi studi e nelle sue pratiche di biorisonanza. Incuriosisce la targa che fa bella mostra di sé davanti al portone di ingresso: "Accademia di Biorisonanza secondo Paul Schmidt", affiancata da quattro diapason.

“Dove siamo?”, domando sorpreso a Maurizio, che mi accoglie con simpatia e cordialità, mentre mi accompagna nel suo studio, una delle stanze che compongono l’intero appartamento dedicato a questa, per me al momento, misteriosa cosa.

“Siamo nel centro italiano di Biorisonanza secondo Paul Schmidt".

Un centro che gestisce, per conto della tedesca Rayonex, non solo la commercializzazione, a livello nazionale, degli strumenti da questa prodotti, ma che altresì opera, mediante un gruppo di persone specializzate, nell’ambito di quella che altrove si chiama medicina vibrazionale o addirittura medicina quantistica.

Non nego che la cosa mi sorprende ancor più e quindi, conscio anche del limitato tempo che Maurizio può mettermi a disposizione, in quanto deve poi dedicarsi ad “armonizzare” i suoi clienti, che già lo attendono nelle altre sale dello studio, gli chiedo di spiegare l’argomento.

Con fare molto semplice e diretto, parlando come se si trattasse di cosa del tutto ovvia, Maurizio inizia dicendo che, in realtà, per lui questa esperienza parte da molto lontano, da oltre dieci anni. “Notavo e soprattutto sentivo in me, nel mio corpo, anche a livello di epidermide, delle strane sensazioni soprattutto quando mi trovavo in certi ambienti, che potevano essere sia luoghi di lavoro, sia mezzi pubblici di trasporto, ma perfino anche strade e altri siti. Era un malessere che mi prendeva e che i vari medici, ai quali mi ero rivolto per capirne qualcosa e soprattutto per trovarvi un rimedio, non sapevano né spiegare a me né spiegare a loro stessi”.

Più tardi Maurizio capirà che si trattava di vari tipi di campi elettromagnetici e di geopatie, che la biorisonanza gestisce in modo del tutto salutare. E quindi, come sei andato avanti? 

Beh, ho dovuto, innanzi tutto, fare i conti con il mio lavoro, che riguardava l’ambito finanziario, come promotore, oltre dieci anni fa, un settore che mi interessava e al quale mi ero rivolto, con la debita preparazione offertami dalla ditta per cui lavoravo, provenendo io da una formazione in ambito tecnico industriale, avendo frequentato l’Istituto Rossi di Vicenza. Ho dovuto fare i conti nel senso che dovetti coniugare tempi e impegni che quel lavoro mi richiedeva, con i tempi che capivo mi venivano sempre più richiesti dal fatto che andavo a destra e a sinistra, in giro per varie parti non solo dell’Italia ma anche all’estero, per cercare di capire che cosa mi stesse capitando e come, soprattutto, venirne a capo”.

Finché?

Fino a che, piano piano, mi imbattei nel vasto e sorprendente campo della biorisonanza, ma soprattutto capii che vi erano diversi indirizzi di biorisonanza e io scelsi quello approfondito dall’ingegnere tedesco Paul Schmidt, che non solo fece delle importanti ricerche e scoperte in ambito scientifico, ma realizzò una vasta serie di prodotti che avevano interessanti sviluppi nell’ambito della salute”.

Di qui la scelta che Maurizio fa, con coraggio richiesto soprattutto dal fatto che si trattava di materia non solo nuova, ma, per quel poco che allora se ne sapeva, perfino oscurata da pregiudizi provenienti sia dal basso, dalla gente comune, come dall’alto, ovvero da chi dovrebbe avere una mente aperta per provvedere alla salute delle persone.

Una battaglia contro pregiudizi e ignoranza.

Infatti proprio di ignoranza si tratta e di una ignoranza che non deve più avere alcuna giustificazione, in quanto le basi della biorisonanza poggiano su fondamenta solide: niente meno che la fisica quantistica, che risale a nomi prestigiosi quali Einstein, Bohr, Planck, Heisenberg e tanti altri Nobel dei primi tre decenni dello scorso secolo. Ma, si sa che le idee, soprattutto quelle davvero innovative, richiedono tempi lunghi per farsi strada, soprattutto se queste vanno in rotta di collisione con gli imperi farmaceutici mondiali.

E quindi, con il passo prudente, ma anche coraggioso dell’imprenditore veneto, Maurizio Possia intraprende il suo percorso, che lo porta a gestire, attualmente, una quarantina di collaboratori in tutto il territorio nazionale. Mentre cammina per questa strada, innovativa e spesso in salita, ecco l’incontro con Giordano Agrizzi, fondatore di AdHoc Consilia.

Che cosa ti ha spinto ad entrare in AdHoc?

La risposta di Maurizio è pronta: “Ho intuito che, per certi aspetti, avevamo entrambi lo stesso obiettivo: Giordano far star bene le persone e, con queste, le loro imprese; io pure, anche se partendo dal benessere fisico. Ma poi ho capito meglio: sia Giordano che io miravamo ad un benessere più ampio, che nel mio settore si chiama benessere olistico. Infatti, chi entra nel percorso della biorisonanza e chi aderisce ad AdHoc accetta una sfida prima di tutto con se stesso: migliorare se stesso, il proprio stile di vita, dall’alimentazione ai luoghi in cui vive, per poter stare meglio in senso complessivo”.

Quindi ora sei in AdHoc da quanto tempo?

Da circa 5 anni, durante i quali ho fatto conoscenze assai utili con molte persone, sia imprenditori che professionisti. Persone che hanno esperienze alquanto diverse e talora distanti dalla mia, ma tutte persone che hanno dentro una stessa spinta motivazionale: tendere al successo attraverso il miglioramento personale”.

In tutto questo come entra l’aspetto del business?

Confesso che AdHoc costituisce in se stesso un mercato, attualmente di circa duecento tra imprese e studi, e quindi per me è un’ottima opportunità per allargare il campo di promozione della conoscenza e dei prodotti che la biorisonanza è in grado di offrire”.

Se tu dovessi riassumere il senso e lo stile di AdHoc, che cosa diresti?

E’ una rete, cioè un modo di lavorare che si basa sulle relazioni tra persone, relazioni concrete, non virtuali come oggi siamo soliti fare attraverso i cosiddetti social media. In AdHoc, almeno due sere al mese, si incontrano decine e decine di imprenditori e professionisti desiderosi di stringersi la mano per fare conoscenza reciproca, una conoscenza che poi ciascuno alimenta nei modi e nei tempi propri. Quindi, se potessi riassumere il modus operandi che AdHoc incoraggia, direi così: AdHoc è una palestra di relazioni, in cui il centro è il desiderio di conoscere l’altro che ti sta di fronte”.

In tutto ciò la biorisonanza può essere di aiuto?

Un aiuto enorme, perché la biorisonanza, in quanto figlia della fisica quantistica che lo ha dimostrato un secolo fa, afferma che ciascuno di noi è in risonanza con gli altri: occorre solo mettersi in sintonia, ovvero trovare la giusta lunghezza d’onda, che si traduce nella volontà di mettersi in ascolto dell’altro”.

Ecco perché il simbolo della biorisonanza è il diapason: se percuoti un diapason, l’altro, uguale, posto a debita distanza, risuona come il primo; vibrano all’unisono perché colpiti dalla stessa lunghezza d’onda.

Come AdHoc e New Bio.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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