• 06 ottobre 2016

A.a.a. cercasi talenti

Non solo i giovani italiani scappano dal Belpaese (nel 2015 hanno preso la valigia in 100.000!), ma quelli che restano, faticano a trovare lavoro e tra di loro molti non continuano a studiare. Ce lo documenta un interessante articolo di Il Sole 24 Ore consultabile a questo link.
 
Un dato fa rabbrividire: tra i giovani in età compresa fra i 20 e i 24 anni, un terzo non lavora né studia. Che fanno, allora, questi giovani?
 
A mio modestissimo parere, interessa poco, in questa sede, sapere come tirano notte questi giovani, tra i quali si nasconde anche una certa dose di perdigiorno; ma questa categoria è sempre esistita. Il problema vero è capire come mai accade che il mondo del lavoro non riesca ad assorbire tutto questo esercito di persone, per lo più idonee a svolgere mansioni quanto meno dignitose.
 
Se ne dicono tante e ancor di più se ne sono dette: questi giovani mancherebbero di  voglia di fare; sono viziati; non vogliono spostarsi troppo da casa; vogliono orari comodi per esser liberi alla sera; e via di questo passo. Tutte queste lamentele possono anche essere, in certa parte, vere; ma hanno tutte uno stesso limite: esprimono solo il lato delle aziende.
 
Se, invece, l'osservazione venisse fatta dal lato dei giovani, che cosa verrebbe fuori?
 
Verrebbe fuori che moltissime imprese sono fatte a immagine e somiglianza di persone cresciute, istruite (generalmente poco) e maturate mezzo secolo fa. Per questo, principalmente per questo, non sono attrattive e, quel che è peggio, non riescono a creare lavoro. Perché, intendiamoci, il lavoro non deve crearlo il governo, ma l'imprenditore!
 
Un esempio tra i molti che potrei fare. Occorre rivedere tutta la prassi in uso per fare i colloqui di selezione. Oggi, nella quasi totalità dei casi, si continua ancora con la dottrina di Ford, cioè con un criterio valido negli anni Trenta, quando vigevano i sistemi denominati "tempi e metodi",  in cui serviva "la persona giusta per il posto giusto". Oggi il sistema formativo italiano, sia a livello di scuola secondaria superiore sia a livello universitario, fornisce giovani con una preparazione che non è limitata al pezzo, ma che guarda al problema. È tutta un'altra ottica!
 
Che cosa significa? Che se cerco un giovane, diplomato o laureato che sia, il quale sappia far girare una determinata macchina che c'è in una precisa azienda, è difficile che lo trovi. Ma esistono molti giovani (e sono quelli che ci vengono rubati dalle economie con crescita superiore alla nostra) che, pur non sapendo mettere le mani su una determinata macchina, sanno, però, qualcosa di assai più importante, come inquadrare e risolvere un problema, dare idee innovative, eccetera. La macchina impareranno velocemente a  manovrarla, mentre uno che ha abilità solo manuali impiegherà molto più tempo per "vedere" i problemi. 
 
Provo a dirlo con altre parole.
 
Quando un imprenditore ha davanti a sé un giovane o il suo curriculum,  non deve limitarsi a vedere se quella persona può risolvere il problema specifico che lui ha in quel periodo nella sua azienda. Deve, invece, (ed è la cosa che rarissimamente accade nel panorama delle imprese italiane) domandarsi: questa persona può rappresentare per la mia impresa un'occasione per migliorare e crescere?
 
Se questo giovane ha maturato una certa preparazione (ricordiamoci: gli osservatori internazionali elogiano la qualità dei nostri studi e della maggior parte dei nostri studenti, paragonandoli addirittura a delle Ferrari che vengono lasciate in garage!) ebbene, sulla sua preparazione: Posso aumentare il potenziale della mia azienda? Posso aprire qualche nuova linea operativa? Posso aprire nuovi scenari e mercati? Posso gestire meglio la mia azienda? 
 
Insomma, non basta essere imprenditori attivi: occorre divenire proattivi!
 
In quel curriculum non devo cercare una abilità determinata, cioè limitata, ma devo guardare lontano: dove può portarmi un giovane con quel bagaglio di conoscenze? Se apro le finestre ad un'aria nuova, l'ossigeno può tonificare tutto il clima esistente?
 

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

 
 

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