Achtung: quale imprenditoria?
Non tutto è oro quel che luccica!
È bene non dimenticare troppo in fretta questo antico, ma sempre attuale, proverbio nostrano, soprattutto quando qualcuno prospetta scenari che possono illudere e, quindi, deludere.
Mi riferisco ai dati che da vari istituti di ricerca, sia nazionali che regionali, vengono presentati in queste settimane sulla crescita di imprenditori stranieri nel nostro Paese e, per quel che ci riguarda, nel Nord Est. La notizia, di per sé, non è male, perché lascia capire che c'è comunque gente che crede nella nostra Italia, a dispetto dei vari gufi, come ora si dice, che insistono nel vedere solo panorami foschi. Per avere maggiori dettagli sui numeri, basta aprire il
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Qualche riflessione, tuttavia, è necessaria, perché, d'accordo essere propensi al rischio ed agli investimenti, come dovrebbe essere naturale per una persona che voglia dirsi imprenditore; ma assieme al rischio ci vuole anche la ponderazione, che di solito è sinonimo di scienza e coscienza. Mi spiego.
Di quali imprenditori stranieri si tratta?
I dati non lasciano dubbi: sono persone, certamente encomiabili, che si riversano prevalentemente sui settori che noi riteniamo maturi o saturi, come l'edilizia, il commercio ed i servizi tradizionali alla persona, quali estetiste e parrucchiere. Fin qui, niente di male! Ma la domanda, seria e necessaria, si ripropone: è di questo tipo di imprenditoria che il Paese ha essenzialmente bisogno per imboccare una crescita che, finalmente, superi la soglia dello "zero virgola"?
Non siamo tutti d'accordo (politici, opinion leader, ricercatori, economisti) che l'Italia ha bisogno di gente che faccia impresa immettendo innovazione, investimenti, ricerca, brevetti? Ma chi può fare questo se non persone che, innanzi tutto, abbiano un'alta formazione, una preparazione consolidata, una capacità di vedere e immaginarsi il futuro, una competenza nel motivare collaboratori, oltre, ovviamente, ad una volontà concreta di immettere nel circuito risorse fresche?
Il sospetto, che mi deriva dall'analizzare i dati sull'imprenditoria straniera, è che si tratti prevalentemente di "braccia", che sostituiscono quelle, italiane, che, per varie ragioni, si sono dileguate. Ma di questo passo il cammino sarà di corto respiro.
Dunque, porte aperte agli imprenditori d'oltre confine, ma occorre che rinascano i nostri famosi "capitani di impresa".
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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin