• 31 agosto 2017

Disoccupazione giovanile: si può fare di meglio?

Filosofia in azienda Formazione

Come al solito, noi di AdHoc siamo degli ottimisti inguaribili.

Tanto già cassandre, uccellaci del malaugurio o, come si preferisce dire oggi, gufi ce ne sono a bizzeffe in giro. Allora proviamo a dare un suggerimento che possa aiutare gli imprenditori a fare un pochino meglio la loro parte.

E sì, tocca agli imprenditori creare lavoro, non ai governi, come da troppo tempo si vocifera da più parti.

Ai governi spetta il compito di governare, cioè, in questo caso, creare le condizioni affinché le imprese possano fare meglio possibile la loro parte. Ma poi, in concreto, creare opportunità di impiego tocca agli imprenditori.

Un consiglio pratico, anzi praticissimo, ma poco usato? Eccolo servito.

È il momento magico, e per moltissimi giovani anche tragico, del colloquio di assunzione.

Come si fanno i colloqui da noi? Ancora con il vecchio sistema di Ford, la cui ricetta era (un secolo fa, diamine!) questa: l’uomo giusto al posto giusto. Ricetta che andava benissimo quando tutto era certo, fermo, stabile, durevole, immobile: un lavoro, anzi, il lavoro, quel lavoro per tutta la vita.

La musica è cambiata! Allora?

Deve cambiare, e radicalmente, anche il modo di approcciare i giovani durante il colloquio.

Non devo più verificare se quel benedetto giovanotto o la simpaticissima signorina hanno le competenze che calzano a pennello per la mia necessità in ufficio o in fabbrica.

Allora che cosa cerco? La cosa più ovvia, ma quasi mai ricercata: devo capire, in modo veramente profondo, quali sono le doti reali che quel candidato possiede già.

Nella maggioranza dei casi si tratta di doti, competenze, capacità, conoscenze che il fantozziano selezionatore spesso nemmanco immagina, perché lui non conosce affatto che cosa oggi studiano i nostri giovani. Lui, ad esempio, pensa che il ragioniere, il geometra, il perito o il chimico, e così via, siano fatti con lo stesso stampo sul quale si è formato lui anni e decenni addietro.

Ripeto, la musica è totalmente cambiata!

Qual è il risultato di questo perverso modo di fare selezione della cosiddetta risorsa umana? Che la selezione diventa in realtà un’opera di scarto di risorse che, guarda caso, al di là della Alpi ci vengono invidiate e “rubate”. Risorse pregiate, a costo zero, che gli altri Paesi, ormai nel mondo intero, attraggono sempre più abbondantemente.

Tanto per avere un’idea concreta del danno: da trent’anni lasciamo scappare dalla nostra Italia, ogni due – tre anni, una città grande come Treviso, ma fatta solo di giovani per lo più altamente istruiti, su ognuno dei quali la famiglia, in primis, e la società intera hanno staccato un assegno da 400.000,00 euro.

È sostenibile ancora a lungo questa emorragia?

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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