• 14 luglio 2016

E se tutti fossimo capi?

In una società "padronale", nella quale siamo stati abituati a vivere da secoli, in cui per ogni situazione c'è o si inventa un capo, dire e, soprattutto, mostrare con i risultati concreti alla mano che senza capi si vive meglio e i profitti aumentano, ebbeh, sembra un po' troppo.
 
Utopia, una di quelle che la mente di qualche sociologo o filosofo di tanto in tanto escogita? Niente affatto: è realtà, cruda e nuda realtà, addirittura fuori porta, nel cuore di quel Nord Est che, nonostante le batoste dell'ultimo quinquennio, non finisce di sorprendere. A questo link, la conferma.
 
Di che si tratta in concreto? Del coinvolgimento effettivo di tutti coloro che lavorano per uno stesso obiettivo. Lo si sa da secoli: se una persona è davvero coinvolta in quello che fa e sa dall'inizio alla fine qual è il lavoro che fa, allora quella persona dà il massimo. Si sono sprecate parole, ovviamente in inglese (come se la lingua di Dante e Manzoni fosse carente di vocaboli) per dire questa ovvia e antichissima idea: empowerment, commitment, open leadership, ed altro ancora.
 
Il nocciolo della questione sta tutto qui: se una persona capisce il senso di quello che fa, ci mette tutto il suo impegno, le sue forze, le sue capacità. Invece, se è solo il capo a sapere (chissà come mai solo il capo abbia questa prerogativa!), le persone, per quanto incentivate o retribuite, lavoreranno sempre "in riserva".
 
Insomma, è questione di motivazione, cioè di dare alle persone, a tutte, il movente per cui fare quello che devono fare.
Almeno in questo la Breton di Castello di Godego è da imitare: sana emulazione!
 

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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