Solo a nominarla, l’Africa fa tremare le vene ai polsi in questi tempi.
La si associa, inevitabilmente, all’esodo interminabile di gente che non si sa nemmeno più come chiamare. Da parte mia ho contato una quindicina di nomi che vengono affibbiati a quelli che un tempo si chiamavano, semplicemente e schiettamente, disperati della Terra. Ma non è di questo problema, caldo e, come si usa dire oggi, “sensibile”, che voglio qui parlare.
L’Africa a me fa venire in mente un’altra cosa: le grandiose – senza alcuna esagerazione – opportunità economiche che essa offre.
Già ora, pronte, in tanti settori e con rischi connessi al business esattamente uguali a quelli che ogni impresa comporta anche a casa nostra.
Ripeto: non sto né esagerando né illudendo!
Si tratta di conoscere, capire e, come deve essere in qualsiasi attività che si rispetti, adattarsi alle caratteristiche del luogo e rispondere ai bisogni reali della gente del luogo. Certo, se voglio vendere slitte all’Equatore solo perché qui so fare bene le slitte, l’impresa fallisce ancora prima di iniziare. Ed è la mentalità che moltissimi imprenditori, anche del Nord est, hanno avuto e i fatti in corso in questi giorni lo dimostrano: su 10 imprese partite per il Far East, 5 non sono nemmeno riuscite a emettere i primi vagiti; delle restanti, 2 stanno ritornando a casa perché non hanno capito la situazione asiatica.
Oggi il continente africano - che non è tutto nero nel senso di oscuro, impenetrabile, intrattabile – si è già aperto al mondo economico internazionale.
Tant’è che i soliti avvoltoi, che volano al di sopra delle popolazioni come i corvi sopra i cadaveri nei campi d battaglia, si sono già appostati in ampie regioni africane, portandovi esattamente le stesse grane che hanno creato altrove. E che altro ci si può attendere da chi fa quello di mestiere e per puro denaro?
Ma, grazie al Cielo, l’Africa è immensa e spazi, sia in campo agricolo che in campo industriale, manifatturiero e del terziario avanzato, ce ne sono a perdita d’occhio.
Ma soprattutto vi sono governi e istituzioni locali (anche lì ci sono sindaci e amministratori avveduti, onesti, orientati al vero benessere delle loro comunità) che attendono offerte e progetti concreti da parte di Europei. In quale direzione?
Ecco due idee che devono guidare chi voglia oggi fare business con l’Africa:
Non si dice che “bisogna aiutarli a casa loro”? Facciamo sì che questo non sia soltanto uno slogan in bocca ad avventurieri politici, ma la bussola per una concreta crescita complessiva e condivisa.
Passare dalla logica “io vinco e tu perdi”, alla logica "possiamo vincere entrambi".
Nel calcio non è possibile, ma in economia sì!
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