Gli imprenditori italiani, e quelli del Nord Est in particolare, dovrebbero imparare a seguire meglio le orme di Marco Polo, il giovane veneziano che ha aperto strade, ma soprattutto un metodo di fare impresa; ovviamente per chi sa tenere gli occhi bene spalancati.
È da lui, il Marco veneziano, che prendo le mosse per dire a chi volesse iniziare a sondare il Continente Nero: si può. Fare impresa in Africa è possibile!
A patto che?
Prima di piazzare qualsiasi tipo di investimento, si faccia un bagno vero e profondo di africanità. Bastano poche settimane (tra l'altro a prezzi stracciatissimi), ma sono assolutamente necessarie per evitare di prendere la febbre gialla, cioè per evitare quella serie interminabile di insuccessi che non pochi imprenditori nostrani (addirittura, in certi settori, 3 su 5) hanno inanellato, ad esempio in Asia o nella vicina Europa dell'Est. Perché? Perché hanno preteso di usare il metodo "mordi e fuggi". Qui, nell'Africa da dove vi scrivo, non funziona nel modo più assoluto.
Prima di produrre qualsiasi bene o avviare qualsiasi servizio, si conosca la scala delle priorità delle numerosissime e diversissime comunità presenti in ogni Stato africano. I nostri bisogni, quelli che di solito l'imprenditore italiano cerca di soddisfare con la propria impresa, messi in una scala gerarchica, non occupano affatto la posizione che invece viene avvertita dagli africani. I quali, invece, esprimono altri bisogni o desideri, che i nostrani capitani di impresa saprebbero benissimo soddisfare.
Prima di fare qualsiasi analisi di mercato, secondo le regole delle scuole di pensiero economico pensate su misura dell'Occidente, si capisca che il mercato africano è composto sì da centinaia di milioni di persone, ma che non corrispondono affatto alle classi sociali che siamo soliti vedere in Occidente o in Asia. Eppure, anche qui si compera, si consuma e, soprattutto, si domanda a gran voce che i consumi si allarghino.
E Marco Polo, il giovane veneziano? Lui è rimasto anni e anni a contatto diretto e personale con le città del lontano Oriente, perfino con quelle invisibili.
Ma che risultato: ne è nato il Milione!
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“Non ci siamo innamorati troppo di quello che facevamo. Ci siamo allenati a guardarci da fuori.”
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