• 20 settembre 2018

Il Manager Mancino

Consigli di lettura

Ti presento un libro...

Autore: Alessandro Chelo

Titolo: Il Manager mancino: il tuo successo manageriale e il piede sinistro di Maradona.

Editore: Sperling & Kupfer, 2008.

Alessandro Chelo è un esperto di leadership e gestione del talento nelle imprese. È presidente di Opera, società di consulenza e formazione manageriale, che diffonde una concezione umanistica della leadership nelle organizzazioni. Autore di numerosi testi, in cui, partendo dalla propria esperienza lavorativa, mette a disposizione dei lettori il meglio di quanto viene scoprendo e ottenendo attraverso la propria attività. Presiede QUIeORA, associazione di manager e imprese che finanzia progetti formativi per le scuole. Comunicatore veramente coinvolgente e innovativo, che sa unire competenza manageriale e anima umanistica.

Perché si parla di manager mancino?

Perché solitamente i manager si concentrano sul voler far fare ai propri collaboratori quello che essi, manager, pensano che vada bene, senza, però, domandarsi se quello che sta facendo qualche collaboratore e il modo in cui lo sta facendo non sia, invece, la soluzione più adatta.

Un esempio chiarisce questo concetto davvero innovativo, anzi rivoluzionario. Ricordate Diego Armando Maradona? Sì, proprio lui, el Pibe de oro, come venne soprannominato. Ebbene, quel talento del calcio non sapeva affatto usare il piede destro, ma usava in modo eccellente quello sinistro. Chi se ne accorse? Un talent scout, certo Francisco Cornejo, il quale, anziché sottoporre il ragazzino Dieguito ad estenuanti allenamenti perché migliorasse l’uso del piede destro, gli fece raggiungere l’eccellenza nell’uso del piede sinistro.

Ecco, dunque, la tesi del libro.

Non limitarti a considerare i difetti dei tuoi collaboratori, ma mettili nella condizione di far brillare i loro punti di forza.  

  • Se vuoi fare bene, parla di cose belle. 
  • Le persone fanno quello che possono, ed è già tanto. Quindi, mettile nelle condizioni perché davvero facciano tutto quello che possono e lo faranno.
  • Se chiedi a una persona che cosa pensa, non credere alla sua risposta, ma credile sempre se ti dice che cosa sente.
  • Per dare il meglio di se stessi, occorre ascoltare il proprio benessere interiore.
  • Se vuoi aiutare qualcuno, interessati a lui, ascoltato e abbi fiducia.
  • Che cosa fa un vero leader? Si assume tutta la responsabilità, guarda sempre avanti, dà l’esempio ai collaboratori, osa dove gli altri non oserebbero.
  • Il mondo in cui viviamo è dominato dalla cultura del “piede destro” (cioè dal fare seguendo sempre le stesse abitudini, concentrandosi sui difetti da eliminare piuttosto che sui pregi da migliorare), e in quasi tutti gli ambiti della vita sociale, dalla scuola all’impresa, dalla famiglia alla Chiesa prevale l’orientamento alla correzione dei difetti a scapito dell’educazione del talento.
  • Che fare per educare il talento? Occorre agire su due aspetti della nostra cultura: l’accettazione delle persone e la fiducia in loro.
  • Accettare le persone significa che non possiamo imporre loro di cambiare quello che a noi pare errato. Questo funziona se sappiamo, innanzi tutto, osservare e apprezzare la persona a tutto tondo. Ognuno, infatti, ha qualche talento e su questo occorre agire.
  • Posso pretendere che gli altri cambino qualche loro modo di fare, ma non il loro modo di essere.
  • Soprattutto: “Non cercare persone di talento; cerca il talento delle persone”.

Una vera rivoluzione nella leadership.

L'Autore sostiene: “La filosofia del piede sinistro vuole che ogni persona abbia un suo piede sinistro. Può non saperlo, non vederlo, boicottarlo, ma ce l’ha. Nel corso del mio lavoro ho chiesto a molti manager quali fossero i principali limiti dei loro collaboratori e non ho avuto grandi problemi a ottenere una risposta; ma quando ho domandato quale fosse il principale talento di quelle persone, ho incontrato maggiori difficoltà”.  

Occorre guardare i collaboratori con lo sguardo di chi desidera “stanare il talento”, non giudicare l’esistente; si tratta di cambiare il proprio punto di vista da “come dovrebbe essere per migliorare” a “che cosa può scegliere di fare per essere un campione”. 

La ricetta in tre mosse per il leader.?

  1. Individua i collaboratori ai quali vuoi dedicarti in quel determinato periodo;.
  2. Individua i talenti (il piede sinistro) di ciascuno dei collaboratori a cui hai scelto di dedicare la tua attenzione; 
  3. Individua i piccoli gesti (le azioni concrete) che tu, come leader, ti impegni a fare perché quei tuoi collaboratori diventino dei campioni.

Buon lavoro a voi!

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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