• 02 febbraio 2017

Imparare a fare Sistema

Filosofia in azienda Formazione

Questo benedetto Nord Est non finisce mai di stupire. Esiste ancora il modello Nord Est oppure è defunto?

A leggere la stampa quotidiana si ricava l’impressione che il Nord Est sia una terra che si muove come i fiumi carsici: appare e poi scompare, per ricomparire più avanti quando meno te l’aspetti. Imprese celebri che sono defunte da anni e nuove start up, come ora si usa dire, che si lanciano con entusiasmo nella mischia dei mercati globali; posti di lavoro che diminuiscono, accanto a nuove prestazioni di lavoro autonomo; mestieri di una volta ormai dimenticati che, guarda caso, rinascono sotto forme nuove.

Vale la pena di capire più a fondo questo strano, ma vero e reale, comportamento delle regioni nordestine, e a farlo ci aiuta l’interessante blog "Il cielo sopra san Marco", che, tra le altre cose, ripercorre le storie di successo o, quanto meno, positive, di 15 aziende che hanno saputo attraversare in modo salutare le turbolenze di questi ultimi lustri.

È una iniezione di grande forza sapere che alcuni ce l’hanno fatta.

E spesso assai bene, nonostante le difficoltà di questi tempi. Vuol dire che risorse, materiali e, specialmente, immateriali il nostro territorio e le nostre comunità ne hanno ancora. È dal positivo che nasce la sana emulazione che dovrebbe costituire il motore propulsivo del nostro sistema economico.

Ma qui, appunto, cade l’asino: abbiamo un sistema economico?

Cioè, abbiamo un insieme di leggi, strutture, istituzioni e persone che lavorino tutte con lo stesso obiettivo? In altre parole, esiste una squadra non solo in Italia, ma, dato il nostro argomento, nel Nord Est?

Perché quello che ha permesso negli anni Ottanta di far decollare il Nord Est fu proprio la squadra.

Esempio lampante sono i distretti industriali, cioè quelle aree, ben definite anche geograficamente, dove tutto concorreva a raggiungere obiettivi comuni, obiettivi che tornavano a beneficio di tutta la comunità, fatta di imprese e persone, amministrazioni pubbliche e cittadini, strutture immateriali e risorse private. Questo è stato il sistema, da cui si è originato il modello Nord Est.

Oggi, invece, che cosa è sotto gli occhi di tutti? Si vedono squadre remare nella stessa direzione? Se si escludono le regate di san Marco, pare proprio di no. Molti remano, perché la voglia di fare nella nostra terra non è venuta meno; ma pochi remano assieme e in modo coordinato. Molti puntano al risultato, ma ognuno per conto proprio.

Ad esempio, manca una strategia chiara, condivisa e comunicata adeguatamente alla popolazione, in modo che tutti capiscano dove si sta andando, per che cosa si sta lavorando, per chi ci si sta sacrificando.

Chi dovrebbe farlo? In primo luogo tutti quelli che ricoprono incarichi pubblici, cioè incarichi che sono nati per svolgere un servizio alle comunità. Si è dimenticato che il potere, in primis il potere politico, è un servizio, non una rendita di posizione.

Ma, attenzione, la classe politica è sempre (così insegna la Storia) lo specchio di quello che la società civile è in un certo tempo ed in un preciso luogo.

Dunque?

Dunque tocca a ciascuno seminare comunità! Cioè lavorare per raggiungere obiettivi che siano utili a tutti.

Noi di AdHoc in questo abbiamo uno strumento potentissimo: la nostra appartenenza. Siamo un gruppo di oltre 180 persone, cioè aziende e studi professionali che, se solo fossero consapevoli di costituire una squadra unita, hanno una forza dirompente, con cui esercitare una massa critica straordinaria.

Non è una cosa ovvia e scontata, né il frutto di una casuale coincidenza: è il risultato a cui tendere mediante un percorso di crescita, soprattutto individuale, che fa parte della stessa ragion d’essere di AdHoc.

A questo compito tutti siamo chiamati.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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