• 04 ottobre 2018

Imprenditori e Università

Filosofia in azienda

Paese che vai, università che trovi.

I quotidiani italiani di questi ultimi giorni (si veda qualunque quotidiano nazionale) hanno dato un qualche risalto alla classifica che riporta la posizione delle università italiane rispetto alle università straniere, da cui emerge la difficoltà che la maggior parte dei nostri istituti incontra nel posizionarsi in alto nella scala. Vi è qualche miglioramento rispetto al recente passato, ma.ancora non così significativo da far esultare.

Le ragioni solitamente addotte insistono sempre sullo stesso tasto, almeno così si evince da molte analisi, ovvero la mancanza di fondi, di finanziamenti, di laboratori, il fenomeno del baronaggio, e così via.

Da parte mia non voglio negare queste evidenze, ma, poiché credo che le cose possano sempre migliorare - in questo seguendo il saggio pensiero di Giacomo Leopardi, che diceva che fino all'ultimo istante della nostra vita il destino è in mano nostra- mi permetto di indicare una via particolarissima che non solo aiuta le università a occupare posizioni più ambite, ma soprattutto aiuta il tessuto economico della nostra Italia nella tanto invocata strada della crescita e dello sviluppo.

La collaborazione tra imprese e università.

Si, proprio a questo, che è uno degli indicatori presi in considerazione per assegnare il posto alle università a livello mondiale.

Da noi non è ancora sufficientemente chiara e compresa la funzione che deve svolgere un'università, e non da ora, ma già dal Medioevo, quando sono nate le prime , tempo in cui l'Italia eccelleva con Bologna, Padova, Salerno, che non temevano confronto con la Sorbona.

Per dirla in estrema sintesi, la funzione dell'università è duplice:

  • insegnare - e quindi fare didattica in modo da preparare i futuri competenti nelle varie branche del sapere e delle professioni;
  • fare ricerca che, a sua volta, deve essere intesa in due modi: ricerca pura e ricerca applicata. 

    E qui casca il famoso asino! Il nostro sistema universitario ha delle autentiche eccellenze sotto l'aspetto della ricerca pura, ma eccelle di meno per quanto attiene alla ricerca applicata.

    Ancora e solo per la nota carestia di denaro? Non solo, ma per la distanza che ancora separa università dal sistema delle imprese.

    Sento già l'obiezione: ovviamente la colpa è da attribuirsi alla dimensione piccola e micro delle nostre imprese.

    E invece no!

    Anche una PMI può benissimo accostarsi all'universita per mettere in piedi un progetto che porti alla conclusione di un prodotto o di un servizio.

    Certamente ci vogliono tempo, costanza, pazienza nel trovare il giusto linguaggio, disponibilità a provare e riprovare. Ma ci vuole anche il desiderio che ciò si possa fare, la volontà di fare qualcosa che pochi fanno, soprattutto tra le PMI. E ci vogliono idee, dalle quali soltanto partono i progetti.

    Insieme anche a una buona dose di apertura e intraprendenza da parte del mondo universitario che spesso è in posizione di pura attesa.

    Ma se il passo, il primo, nessuno è disposto a muoverlo, siamo nella ben nota posizione di Maometto e della montagna. E intanto il tempo scorre, gli altri volano e noi ci accontentiamo di qualche timido segno di miglioramento.

    Siamo convinti che crescita e sviluppo si alimentano soprattutto con la ricerca applicata? O pensiamo che vi siano altre strade per l'innovazione?

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    Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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