Autore: Sherry Turkle
Titolo: La conversazione necessaria
Editore: Einaudi, 2016
Chi è l’Autore, anzi l’Autrice? Una eminente sociologa e psicologa statunitense (classe 1948), che da mezzo secolo studia e insegna (attualmente al MIT di Boston) le relazioni tra la comunicazione umana e la tecnologia che l’uomo ha inventato, soprattutto la tecnologia che oggigiorno è nelle mani e nelle tasche di miliardi di abitanti di questo Pianeta: gli smartphone e tutte le altre protesi che sono entrate (eccome!), nel campo delle relazioni interpersonali. È una esperta di ICT, che, però, non perde di vista le cose umane, anzi – come direbbe il filosofo Nietzsche – troppo umane.
Tesi centrale del libro. Tornare a comunicare con i fumi, come gli indiani nei film di far West, non è possibile; ma capire e, soprattutto, ritornare a conversare “umanamente” anziché virtualmente, è non solo opportuno, ma perfino necessario.
Mettendo in una ipotetica bilancia i pro e i contra delle moderne tecnologie di comunicazione, secondo la dottoressa Sherry, nei pro possiamo mettere qualcosa, ma poca cosa: la velocità di trasmissione delle nostre comunicazioni, la riduzione o perfino cancellazione delle distanze tra chi emette e chi riceve, aggiungiamo anche la mole di informazioni che possiamo veicolare.
Ma il piatto dei contro pesa assai di più, perché mancano l’anima e il cuore che invece sono propri della comunicazione reale. Comunicare virtualmente significa non comunicare, ammesso che abbiamo compreso che comunicare vuol dire innanzi tutto entrare in sintonia, in empatia, sentire sé e l’altro vibrare mentre si parla. Magari si arriva al bisticcio, ai toni pesanti, alle parole forti, ma si “sente” che si è in due. Lo scotto, che la cosiddetta comunicazione virtuale (parola che è stata rubata alla grande tradizione filosofica occidentale, dove ciò che era virtuale voleva dire qualcosa che era carico di possibilità, qualcosa che stava per nascere, qualcosa che faceva preludere orizzonti nuovi e tanto altro ancora) ci costringe a pagare, lo scotto, dicevo, è che si comunica restando maledettamente soli, perché lo schermo o lo strumento fanno da barriera tra i due che pure si trasmettono informazioni.
Ma che ne è dello sguardo, del tono della voce, della postura, che sono l’essenza del comunicare umano? Quante volte siamo usciti da una conversazione con le idee più chiare non tanto per il detto, quanto per il non-detto, che, tuttavia, traspariva evidente dalla comunicazione faccia a faccia? O chi non ha fatto l’esperienza che si parla con gli occhi, con le mani, con il colore del viso che muta a seconda delle emozioni? Questo, dice l’Autrice, è comunicare!
Comunicazione necessaria, ma dove? Fin troppo facile rispondere: dappertutto! In famiglia, nei rapporti sociali, tra amici. A noi, però, interessa soprattutto la conversazione in ambito lavorativo. Ed ecco che la sig.ra Sherry ci aiuta a scandagliare le opportunità che spesso ci lasciamo scappare di mano nel comunicare in azienda, sia con i collaboratori, sia con gli esterni: fornitori, clienti, stakeholders in genere. Esempi:
Messaggio finale. Per comunicare umanamente, cioè come dovrebbero fare le persone, così come siamo stati programmati da madre Natura (o dal Creatore), occorre saper stare da soli, sentire che si sta bene da soli, non soffrire di solitudine se manca la connessione. Altrimenti si finisce per ingrossare la massa di coloro che sono “soli assieme”, come ha scritto la Turkle in un altro suo libro.
“Non ci siamo innamorati troppo di quello che facevamo. Ci siamo allenati a guardarci da fuori.”
Leggi di più
Un’impresa che educa, innova, ispira: la nostra visita da Loccioni
Leggi di più
È stato un viaggio dentro la storia, la memoria e l’immaginazione..
Leggi di più