• 27 aprile 2017

La Disintermediazione Tecnologica

Filosofia in azienda Formazione

I cambiamenti fanno, spesso e per molte imprese, paura, perché occorre modificare un equilibrio che è costato tempo, risorse, competenze.

Non è da sottovalutare l’aspetto dell’equilibrio, cosa che, a mio avviso, viene troppo frequentemente dimenticata. Come le persone, anche le organizzazioni in generale e le imprese, nello specifico, cercano di raggiungere uno stato di equilibrio, che è la condizione ottimale per lavorare e vivere.

Ma - lo sappiamo dalla fisica - l’equilibrio è anche la condizione, o, come si esprimono gli scienziati, lo stato meno stabile, perché è generato dal perfetto bilanciamento di due o più forze in gioco: basta una farfalla che si posi su uno dei piatti della bilancia e l’equilibrio viene meno.

Questo è il caso, quasi quotidiano, del sistema delle borse mondiali: una turbolenza a Shanghai influenza l’andamento di Piazza Affari.

Ma non sempre la rottura dell’equilibrio viene per nuocere.

Ci sono rotture di situazioni abituali che, fortunatamente, capitano e, per chi sta con gli nocchi aperti, sono portatrici di vantaggi. È il caso della tecnologia informatica, di cui si parla un gran male, ma anche un gran bene.

Volenti o nolenti, la rete, come si dice, o le comunicazioni virtuali via etere oggi sono un dato oggettivo, con il quale conviene fare i conti a viso aperto, perché è innegabile che alcuni vantaggi, anche in ambito commerciale o del business, ci sono.

Un esempio, che sta sempre più venendo allo scoperto, è quello della disintermediazione nelle transazioni.

In poche parole, e con il rischio di banalizzare – ma con l’intento di privilegiare la chiarezza comunicativa – le cose stanno in questi termini: oggi a chiunque è possibile stabilire rapporti di lavoro con chiunque altro, in qualsiasi parte del mondo, purché da entrambe le parti ci siano le giuste connessioni tecnologiche.

Quale vantaggio ne deriva?

È semplice: si saltano molti passaggi intermedi e quindi le due parti in causa possono dialogare direttamente, vis à vis.

Perché – cosa arcinota a tutti i commerciali – il difficile nelle transazioni è farsi capire e, soprattutto, superare i filtri che si pongono tra le due parti. Si velocizzano anche i tempi della transazione o, comunque, si arriva prima a capire quali sono le vere intenzioni dell’interlocutore.

Ma, attenzione! Se il dialogo si fa più diretto, si fa anche più duro.

Occorre che i due interlocutori parlino la stessa lingua o, quanto meno, una lingua comune. Mi riferisco sia alla lingua in senso reale (inglese, russo, spagnolo, francese, italiano, eccetera) sia alla lingua delle relazioni.

In sintesi, è questione di preparazione.

Se oggi il mondo si è fatto più prossimo, per il fatto che la tecnologia ha ridotto gli spazi e i tempi, è necessario lavorare assai di più e meglio dal punto di vista delle relazioni.

Per questo motivo comunicare, saper dialogare, curare le relazioni interpersonali e, quel che più conta, saper cogliere i segnali deboli e le sfumature, sono virtù sempre più indispensabili per chi vuole restare nei mercati da protagonista.

Perché – ed era ora! - si è finalmente capito che il mercato, l’economia e gli affari sono prima di tutto questione di relazione tra persone.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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