Ti presento un libro ...
Autore: Giampaolo Perna
Titolo: La formula dell'intelligenza
Editore: Edizioni San Paolo, 2008
Giampaolo Perna . Un cittadino del mondo, nato nel 1964 negli USA da padre italiano e da madre giapponese; vissuto, oltre che negli USA, anche in Norvegia, Giappone e approdato poi in Italia, dove ha completato gli studi di medicina e psichiatria. Tra i vari incarichi ricoperti, annovera anche quello di direttore dell’International Master in Affective Neuroscience dell’università di Maastricht (Olanda) ed è membro della New York Accademy of Science. Suo ambito di lavoro è l’area della psiche dove si annidano emozioni e ansia per arrivare al benessere complessivo della persona.
L’intelligenza non è un’entità singola, ma una costellazione di abilità multiple.
E' proprio la loro integrazione a permettere di avere un comportamento intelligente e quindi adattivo. Dunque, per parlare di intelligenza occorre mettere in campo il cervello (anzi "i cervelli", come fin dai tempi di Platone si affermava), il comportamento e l’ambiente.
A quale scopo? Così risponde l’Autore: “per comportarsi in maniera adattiva e lungimirante”. In altri termini, restringere la riflessione all’ambito del famoso QI (quoziente intellettivo), come si è fatto per lungo tempo anche al fine di selezionare le persone da mettere nei vari posti, è un’operazione non solo sterile, ma perfino dannosa, dal momento che quello che conta davvero nei vari momenti della vita non è essere intelligenti in modo astratto (ad esempio, saper fare calcoli complessi velocemente), ma comportarsi intelligentemente di fronte ai differenti contesti e problemi.
L'intelligenza, dunque, è “la capacità di un soggetto di orientare il proprio comportamento utilizzando le informazioni captate, apprese, elaborate e da lui stesso prodotte”.
Detto altrimenti e in modo più semplice: a che serve avere un elevato QI astratto, se poi di fronte alla vita pratica non so come muovermi? Per questo l’Autore insiste nello spiegare che l’intelligenza è assai di più di una semplice abilità mentale: è, possiamo riassumere, un’abilità vitale!
Meglio anticipare o meglio rispondere? Questo è il dilemma, o bivio, di fronte al quale tutti, e in special modo gli operatori economici (imprenditori, manager, leader) si trovano. La vulgata corrente sostiene che è meglio anticipare, tant’è vero che si è coniato il termine “proattivo”, che significa agire di anticipo, quasi facendo leva sul fattore sorpresa. È questo il verbo della moderna scienza manageriale. Ma, si chiede il nostro Autore, è proprio vero che questa sia la migliore strategia, sia economica che vitale? La sua chiara risposta è: no!
Infatti, agire di anticipo costa assai di più (in termini di tempo e risorse di ogni genere) che non agire di rimessa, cioè imparare a dare la risposta giusta al momento giusto, mettendo in campo solo le risorse che di volta in volta sono necessarie.
In altri termini, un comportamento intelligentemente adattivo è più conveniente, economico e salutare che un comportamento di attacco.
Un esempio per capire la tesi dell’Autore, che, quanto meno, è fuori dal coro generale e per questo è una tesi che fa crescere. Se vado in un paese subsahariano e adotto un comportamento proattivo, prima di partire mi faccio tutte le possibili vaccinazioni che mi difendano dai vari tipi di infezioni che potrei contrarre in quel paese. Ciò comporta, oltre tutto, un carico elevato di dosi chimiche che inietto nel corpo. Altro comportamento: porto con me l’occorrente per le varie tipologie di infezioni previste e me ne servo solo nel caso in cui si presenti la necessità.
Ovviamente, l’esempio serve come spunto di riflessione per mettere qualche pulce sul modo comune di pensare. Ovviamente, sostiene l’Autore, il comportamento intelligente è saper dosare di volta in volta l’atteggiamento più consono. Più consono a che cosa?
Ecco il problema: miriamo a un risultato di breve termine o a uno di lungo termine?
Alcune chicche.
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