Perdonatemi, ma voglio parlare chiaro: più passano le mie primavere, più divento "incazzoso".
Non ce la faccio più a seguire il politically correct, la massa, i trend e così via. Rivendico il mio diritto, almeno finché pago regolarmente le tasse, a urlare la mia indignazione verso le cose, le idee, le notizie che vengono sparate senza un minimo di riflessione.
Prendiamo la notizia, a questo link.
È vero che i dati sono quelli e, almeno a me, fa tremendamente male, anzi malissimo, venire a sapere che un numero così elevato di attività devono cessare. Ma non posso accettare che si contrabbandino spiegazioni che colgono soltanto la superficie del fenomeno.
Dire che quegli artigiani e commercianti sono stati costretti ad abbassare definitivamente le serrande a causa di tasse, burocrazia, soldi che non girano, e così via, è come voler dire che il Titanic è affondato perché, mentre il transatlantico speronava l’iceberg, i viaggiatori ballavano.
Guardiamo, invece, a come noi ci comportiamo quando facciamo la spesa o quando programmiamo il nostro bilancio familiare. È qui il nervo scoperto!
Siamo diventati americani, anzi - pardon! – statunitensi: vogliamo tutto, subito, a buon mercato, prêt à porter.
Da decenni abbiamo detto addio al sarto su misura, al falegname che veniva in casa a prendere le misure esatte del mobile e me lo faceva, non di legno impiallacciato, ma di assi belle massicce, che potevamo trasmettere come eredità fino alla quarta generazione, e così via.
Se non fossi irriverente, direi: guarda la trave nel tuo occhio prima di vedere la pagliuzza in quello del tuo vicino.
Vale anche in economia!
“Non ci siamo innamorati troppo di quello che facevamo. Ci siamo allenati a guardarci da fuori.”
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