La paura del cinese
È un'arte pericolosa, e di questi tempi inconsueta, quella di dare consigli, ma voglio andare contro corrente, limitandomi a due suggerimenti.
Primo: leggete, per cortesia, l'articolo apparso su "Il Corriere del Veneto" a questo
link. Parla di una cosa che riempie
i talk show televisivi e, soprattutto, alimenta i mal di pancia di molte persone: inutilmente e, permettetemi, stupidamente.
È vero che c'è contraffazione, ma è solo e tutta cinese? È vero che di alcuni cinesi poco sappiamo: ma solo di loro? E potremmo continuare con altre domande e sospetti.
Vi è una cosa di cui non si tiene assolutamente mai conto: ci siamo accorti che, se le cose stanno così, è perché noi, in questo caso noi Veneti, abbiamo lasciato enormi spazi vuoti e liberi? È una legge vecchia come l'uomo di Neandertal che, quando in una società o in una comunità si determina un vuoto, questo viene immediatamente occupato da qualcun altro: è una legge storica, valida in tutto il Pianeta, dall'origine del Big Bang.
Che cosa occupano i cinesi, e non solo (se ci si sposta, ad esempio, nelle isole Canarie, sono i magrebini a fare la stessa cosa; in altre parti sono i filippini, eccetera) dello spazio lasciato vuoto dai Veneti?
Indico una sola area: la diminuzione dello spirito di iniziativa, cioè di fare impresa. Il fatto che due cinesi su tre si assumano il rischio di fare, comunque, impresa, la dice lunga su una popolazione veneta che, invece, ha diminuito di molto questa propensione dei loro padri.
Colpe? Due, con il rischio, di cui sono consapevole, della semplificazione: i genitori imprenditori, che non educano i loro figli al rischio del fare impresa, limitandosi a offrire ai loro pargoli su un piatto d'argento i vantaggi dell'essere imprenditore.
E la scuola, università compresa, che non educa all'intraprendere (ovviamente con le dovute eccezioni).
Da ultimo, mentre in Italia negli ultimi vent'anni chiudiamo qualche decina di scuole, spesso tecniche e professionali, all'anno, in Cina nello stesso periodo ogni anno si aprono 20 università. Significa qualcosa?
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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin