Le figure doppie
Hai mai sentito parlare delle figure doppie?
Si tratta di disegni fatti in modo da rappresentare contemporaneamente almeno due cose diverse, entrambe vere e reali, ma tutte e due contenute nello stesso disegno. Un'anatra che sembra anche un coniglio, oppure due facce l'una di fronte all'altra che sembrano anche un vaso, un volto di donna giovane che pare anche il volto di una vecchia strega, e così via.
Alcuni le chiamano immagini ambigue e dicono che, come tali, sono delle autentiche stupidaggini. O forse no???
Dipende dall'angolatura dalla quale si osservano.
Da parte mia preferisco seguire Michelangelo, il quale diceva che la statua è già tutta dentro il blocco di marmo: si tratta solo di tirare via quello che c'è in più.
Allora, esercitiamoci ad osservare le cose ambigue, che sono più frequenti di quanto non crediamo e ci sorprenderemo a cogliere aspetti mai prima visti. In fondo, questo è il primo passo per essere creativi.
È il caso della crisi o, meglio, delle varie crisi: ostacolo o opportunità.
Ostacolo se le vedi come un impedimento verso il traguardo che ti eri prefisso; opportunità se le intendi come un'occasione per fare meglio i conti, per ponderare meglio le tue scelte e, in fondo, per vedere quello che prima non avevi né visto né considerato.
È questione di allenamento e, prima di tutto, di educazione.
Sì, certo: dobbiamo educarci a leggere oltre le apparenze, al di là dei fenomeni che si mostrano a prima vista.
Come si fa? Occorre non andare di fretta, ma fermarsi davanti al bivio, perché la crisi è esattamente un bivio. Tra l'altro, in origine (nella stupenda lingua greca) crisi significava, appunto, trovarsi di fronte ad un bivio e quindi dover scegliere se andare da una parte o dall'altra. Ma, siccome scegliere è sempre arduo, ecco che noi, animali pigri, abbiamo associato all'idea di crisi quella di difficoltà.
La capacità di non fermarsi al primo impatto di fronte a qualsiasi cosa funziona alla perfezione anche con le persone, ad esempio con i nostri collaboratori in azienda. Ti sei mai chiesto se conosci veramente un tuo collaboratore che, magari, lavora con te da anni? Che cosa sai di lui oltre all'età, alla sua capacità lavorativa, a come è composta la sua famiglia e poco più?
Non sorprenderti della domanda che ti pongo ora: sai se è felice? Per capire a fondo, ed in modo piacevole, l'importanza di questa domanda, leggi o rileggi quel capolavoro per adulti, nonostante l'ambiguità del titolo, che si chiama Piccolo Principe.
Alla fine dei conti, non viviamo tutti per essere felici?
Anche il tuo operaio lo fa, anche il tuo fornitore, anche il tuo commercialista.
Fermiamoci al tuo operaio. Domani mattina, quando lo incontri all'inizio della giornata, soprattutto se sai che sarà una giornata importante per l'azienda, fermalo un secondo e domandagli: Come stai? Sei felice? Sicuramente egli si sorprenderà, soprattutto se non si è mai sentito rivolgere una simile domanda da te nei precedenti dieci anni. Allora, osserva il suo stupore e poi pensa: con questa sola domanda che, come puoi ben capire, non è né indiscreta né costosa, hai trasformato il tuo operaio in un vero collaboratore, cioè in una persona che condividerà con te l'opera, che tu chiami impresa.
Trasforma i lavoratori in collaboratori!
Guardali da prospettive diverse da come sei solito considerarli e scoprirai un'altra cosa stupenda: quelli che tu, obbedendo al contratto di categoria, hai finora remunerato per la sola capacità di compiere un lavoro, in realtà portano con sé una miniera di altre cose che ti possono sicuramente tornare utili in azienda, ma che tu non hai mai visto né, tantomeno, valorizzato.
Come puoi pretendere che una persona si "fidelizzi2 o si lasci coinvolgere e quindi dia il meglio di sé, se tu di lei apprezzi (cioè conosci e paghi) solo un'azione routinaria, quella, appunto, da contratto?
Educarsi a osservare le figure doppie significa abituarsi a scoprire il complesso che spesso si nasconde dietro all'usuale.
Ricordi la saggezza antica: l'apparenza inganna.
Ma forse ti piacerà di più questo capolavoro di proverbio d'altri tempi: "cerca l'ago nel pagliaio, perché forse vi trovi la figlia del contadino".
Ma, appunto, cerca!
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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin