• 22 febbraio 2018

Leader con l’orologio al polso: non basta!

Filosofia in azienda

E poi non si dica che in Veneto mancano fantasia e innovazione!

Da qualche giorno – lo strumento è stato presentato al BHR di Quinto di Treviso il 21 febbraio scorso – gli imprenditori, che lo vorranno, possono mettere al polso un orologio che terrà sotto controllo, mediante opportuni algoritmi, il rendimento di ogni ora lavorativa, parametrato ai risultati che l’imprenditore stesso avrà definito. Bello, no?

A questo link, tutto ciò che serve per capire meglio la cosa.

Da parte mia qualche chiosa.

1. Ben vengano le innovazioni, soprattutto se sono di casa nostra!

Da sempre, da quando, cioè, il frate francescano inglese Guglielmo d’Ockham nel 1310 ha scoperto e teorizzato il suo celebre “rasoio”, in economia si cerca di controllare, misurare, tarare, parametrare per gestire. Tutto serve e parecchio è stato tentato, fino ai più recenti “tempi e metodi” di tayloriana memoria. Serve, eccome, poter capire come e dove vanno le risorse di ogni tipo, a cominciare dal tempo, unica risorsa a non essere davvero replicabile. In quale direzione si sono fatte tutte queste cose? Nella direzione di usare al meglio le risorse, appunto, tant’è che si è inventata anche l’espressione: fare un uso economico, cioè parsimonioso, accorto, accurato di quanto si ha a disposizione. Quindi, ben vengano questi strumenti.

2. Il controllo è la strada migliore per persuadere un collaboratore a dare il meglio di sé?  

Ora, fino a che questo metodo si applica alle cose, tutto va bene. Invece va meno bene quando questa acribia, l’avrebbero chiamata i Greci – cioè questa maniacale attenzione ai minimi particolari – la si intende riversare sulle persone. Mi spiego. È fuori discussione che nessuno deve perdere tempo al lavoro, che ogni istante va impiegato in vista dei risultati aziendali, eccetera. Ma dubito che questa sia la sola via percorribile.

3. E' innegabile: una persona demotivata, trova sempre il modo di fartela.

La domanda non è né retorica né, tantomeno, superata. A favore di questa domanda stanno biblioteche di ricerche, di riflessioni, di constatazioni e, quindi, di dati. Puoi controllare in tutti i modi il tuo collaboratore, ma, detta banalmente, se lui vuole (per mille ragioni) te la fa! Allora, che cosa si può fare? Lasciare che tutto vada per il suo corso? Lasciare che ciascuno agisca indisturbato? Oppure, come si diceva nel cinquantennio trascorso (siamo a mezzo secolo esatto dal Sessantotto: chi sa oggi valutare davvero beni e sciagure di quella stagione?) “lasciare che la fantasia vada al potere”?    

4.  Esiste un’altra strada, in realtà non del tutto nuova, ma è una strada meno battuta: quella della motivazione.

Ricordate quello che scrisse, negli anni Quaranta, il grande Antoine de S. Exupéry (l’autore del Piccolo Principe)? In sintesi (perché si tratta di un pensiero complesso): se vuoi che i tuoi marinai siano disposti ad affrontare con te i rischi della navigazione, non perdere tempo a impartire ordini a dritta e a manca, non dire a uno: fa’ questo e all’altro: tu fa’ quest’altro; ma suscita in loro la nostalgia del mare grande e infinto. Mi vengono in mente anche i discorsi di Giulio Cesare, il quale, prima di iniziare una battaglia (quanti morti ha sulla coscienza quel tale!) era solito caricare i suoi soldati con discorsi memorabili, in cui faceva loro intravedere come sarebbero stati bene a vittoria ottenuta. 

5. Caro imprenditore, impara a motivare.

Motivazione intesa come saper trasmettere e infondere nei collaboratori ragioni forti, plausibili, interiorizzabili, personalizzabili per le quali impegnarsi. Perché nessun essere umano agisce a caso. Tutti noi diamo il meglio se siamo mossi da qualcosa che ci attrae, ci affascina, ci seduce. Allora, caro imprenditore, impara a motivare i tuoi collaboratori, tutti, non solo i capi o i quadri. E la motivazione devi trasmetterla tu, non un corso di formazione in aula. In aula puoi imparare le metodiche e le tecniche per motivare, ma poi tocca a te saper tirare fuori le parole, gli atteggiamenti, i gesti da trasmettere nei tempi opportuni a chi ti sta accanto. La motivazione è come l’acqua: l’acqua non sale mai, ma scende, cade dall’alto. Allora, se il capo (titolare, manager, eccetera) ha dentro di sé una forte carica motivazionale, sa anche farla cadere sui suoi collaboratori; ma se lui è solo un freddo tecnico, un bravo e onesto gestore, c’è poco da sperare. 

6. Motiva con il tuo esempio.

Il buon motivatore è un leader, cioè uno che conduce perché sta davanti, perché ha provato lui come si fa, perché ha trovato lui la via migliore per raggiungere un obiettivo, perché ci ha messo del suo.  

Allora, ben vengano tutti gli strumenti, ma purché chi li usa sappia farne un “uso umano”. Oggi è tempo non tanto di macchinizzare il pilota, ma di pilotare le macchine!

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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