Gli Autori. Giovanni Battista Gandolfo e Luisa Vassallo sono due poeti italiani viventi, entrambi liguri, accomunati dalla stessa passione: la poesia. Perché, scrivono nella prefazione al libro qui presentato, la poesia ha la forza magica di aprire spazi oltre e al di là del tempo presente. Lo scrittore, dicono, per lo più narra e interpreta il presente, mentre il poeta ha un compito diverso, quasi una missione: offrire alle sue ispirazioni un singolare respiro mistico, spesso in grado di raggiungere (perfino) le profonde vette della teologia. E poi se il tema affrontato è quello del Natale, allora non c’è argine al flusso di emozioni che vengono evocate.
Un lato assai pregevole del testo è che viene data voce ad un centinaio di poeti, spesso ingiustamente assenti dalle nostre antologie scolastiche, ma tutti ispirati e sopresi dalla magia del Natale.
Perché, dicono i due Autori, il Natale abbraccia molteplici aspetti, che vanno dal contenuto religioso al repertorio più laico, consegnandosi, tra cronaca e poesia, come la festa più bella e sentita dell’anno.
Una poesia. A mo’ di esempio, riportiamo una delle tante belle poesie raccolte in questo libro. È di Marcello Camillucci, poeta e scrittore padovano, scomparso nel 2000.
Al Dio che nasce
La tua vita mi tiene
in piedi; il tuo sguardo
mi dà coraggio a guardare
avanti, dove tu camminasti
alle origini del mondo, dove
ancora attendi il pellegrino.
Ed ecco tocco le cose
e mi rispondono, le creature
mescolano riso e pianto
entro le mie mani, bevo
e nella faccia ritrovo
il mio volto d’Adamo.
Un volto antico di pena,
un volto giovane di speranza.
Un’altra perla poetica è la celebra composizione del grande David Maria Turoldo, friulano, prete, saggista, regista e uomo di frontiera.
Natale
Ma quando facevo il pastore
allora ero certo del mio Natale.
I campi bianchi di brina,
i campi rotti al gracidio dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano
creature piene di ferite;
mia madre era parente
della Vergine,
tutta in faccende
finalmente serena.
Io portavo le pecore fino al sagrato
e sapevo d’essere uomo vero
del suo regale presepio.
Le poesie sono come la musica. Non possono essere raccontate da altri; vanno lette e “sentite”, altrimenti perdono sapore. E il modo migliore per sentirle è leggerle, esattamente come il modo migliore, anzi unico, per gustare la musica è ascoltarla.
E hanno un altro pregio: richiedono poco tempo, bastano pochi minuti, perché sono come pillole di vita che si prendono nelle pause delle nostre giornate, perfino quando facciamo la fila al supermercato o in banca.
E poi, quel che è magico, ti danno respiro, come quando in riva al mare ti senti inondare da quella brezza azzurra che le onde sole generano; o come quando ti lasci andare tra i boschi o scivoli dolcemente nelle nevi delle Dolomiti.
La poesia è vetta, la poesia è immensità.
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