Oltre il pil
Ti presento un libro...
Titolo: Oltre il PIL.
Autori: Unioncamere Veneto, Università Ca' Foscari
Dagli anni Trenta dello scorso secolo, ed ormai dello scorso millennio, siamo cresciuti con uno strano compagno di strada, un acronimo: il PIL. Talora, in epoca di vacche grasse, questo compagno era come un amico fidato e rassicurante, perché ci diceva che le cose andavano bene e che, tutto sommato, noi eravamo bravi: da mangiare, e non solo, sulla tavola ce n'era per tutti e rimanevano pure tante briciole, che non ci curavamo di raccogliere, perché - si pensava - non valeva la pena.
Poi sono venuti gli anni delle vacche magre, come quelli che stiamo, in buona parte, vivendo attualmente ed ora questo nostro amico mostra tutte le sue debolezze: di solo PIL si muore. E sì, perché il vecchio PIL si interessa di poche, benché importanti, cose. In sostanza si limita a dire quanta ricchezza materiale venga generata dal lavoro di una certa comunità. Quindi ci si è ricordati del vecchio, ma sempre attuale, Trilussa, con la sua famosa teoria sulle statistiche, spiegata attraverso i due polli: se tu hai fame e non mangi niente, ma un altro mangia due polli, per la statistica generale voi due avete mangiato un pollo a testa. Ma tu, che in realtà non hai messo tra i denti nulla, alla fine esclami: "io ho fame"!
Non da oggi si dice, sempre più convintamente, che il PIL da solo non basta a descrivere come veramente se la passi una certa comunità. È celeberrimo il pensiero di Robert Kennedy, che nel lontano 1968, poco prima di venire ucciso, disse:
"Il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende meritevole la vita di essere vissuta".
Qualche Paese, in verità poco considerato sulla scena dello scacchiere internazionale, come il Buthan, mette al centro della propria attività di governo un altro indicatore, il FIL (felicità interna lorda), dove, nel cosiddetto paniere, per indicare il tenore di vita degli abitanti, compaiono indicatori quali il tempo speso giornalmente per la preghiera e la meditazione e quello dedicato settimanalmente in attività socialmente utili. L'ONU da qualche anno sta tenendo sotto osservazione gli esiti di un tale strumento che, non dimentichiamolo, entra nella "legge di stabilità" annua di quel piccolo stato, appollaiato alle pendici dell'Himalaya.
E in casa nostra? Dal 2010 è in atto un interessante laboratorio di studio ed analisi, chiamato "Oltre il PIL", i cui promotori sono le sette Camere di commercio del Veneto, assieme all'università Ca' Foscari di Venezia. In sostanza vengono esaminati ogni anno una serie di altri indicatori, oltre a quelli espressi dal solito pil, per capire come veramente la gente, sia del Veneto come di tutta l'Italia, viva. Ecco i nuovi indicatori presi in esame: benessere materiale, lavoro, istruzione, sicurezza, uso del tempo, rapporti personali e sociali, ambiente e salute. In sostanza, con questo strumento di analisi si va dentro la vita quotidiana delle persone e si cerca di capire quale sia il vissuto e perché si facciano certe scelte sia familiari che professionali ed aziendali.
Otto indicatori: alcuni dati.
Per capire correttamente il significato del posizionamento delle regioni e delle provincie, occorre ricordare che i valori vanno da 0 a 1.
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Sul benessere materiale, la regione Veneto detiene la seconda o la terza posizione, a seconda degli anni considerati, dopo l'irremovibile Trentino Alto Adige.
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In tema di lavoro la nostra Regione è tra le più "performanti" della Penisola e quindi esprime anche una forte capacità di inclusione delle persone.
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In fatto di istruzione le cose vanno meno bene (e lo si sa da troppo lunga data!): si rimane, più o meno a fatica e con qualche oscillazione, attorno alla decima posizione, sapendo che tale indicatore misura il vero potenziale di sviluppo sia di una persona che di un territorio.
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In quanto a sicurezza il Veneto si posiziona nella seconda metà della classifica, soprattutto per ciò che concerne i fenomeni di microcriminalità, che sono quelli spesso più invisibili, meno perseguiti ma, proprio per questo, più insidiosi per la vita quotidiana e tali da rendere l'aria complessiva più pesante.
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Come usano il tempo i Veneti? A dire il vero, si arrangiano come meglio possono, ma altri fanno assai meglio di loro. Soprattutto è necessario imparare a vivere il tempo per costruire migliori e maggiori relazioni sociali. Infatti anche l'indicatore "rapporti personali e sociali" lascia margine a ulteriori miglioramenti, soprattutto per recuperare quel tesoro, che fino agli anni Ottanta era una merce preziosa, ovvero il "capitale sociale".
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Infine, per ciò che riguarda l'ambiente e la salute, strada da fare ce n'è e non poca. Servono prevenzione (sia per la nostra salute fisica come per l'ambiente) e, soprattutto, la consapevolezza che la natura non è proprietà privata di nessuno, ma un bene che abbiamo ricevuto e che dobbiamo consegnare a chi viene dopo.
Ora sappiamo come guidare le nostre scelte future: coscientemente e responsabilmente.
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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin