• 25 gennaio 2018

Rapporto CENSIS 2017

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Titolo: Rapporto CENSIS 2017

Autore: CENSIS, Roma.

Editore: Franco Angeli, 2017

Il CENSIS è un istituto di ricerca in ambito sociale, che dal 1967 pubblica, annualmente, un ponderoso rapporto sulla situazione complessiva dell’Italia, oltre a fare numerose indagini particolareggiate su tematiche di interesse pubblico.

Gli autori del Rapporto, quest’anno giunto alla sua cinquantunesima edizione, sono studiosi specializzati in settori determinati, ma tutti accomunati da una visione condivisa: indagare sui singoli ambiti da un’ottica allargata, in modo da restituire al lettore una visione d’insieme molto composita.

Il CENSIS delinea una vera e compiuta sintesi del Paese.

Mette in chiaro, con numerosi dati e confronti anche a livello internazionale, come vadano l’economia, il lavoro, la scuola e l’università, il sistema sanitario, la tecnologia e, particolarmente, i soggetti, ovvero le famiglie e le imprese.  

L’Italia del cinquantunesimo rapporto.

Dopo anni contraddistinti da un’incerta andatura, il Paese si è messo in cammino, dando di sé un’immagine decisamente più confortante. Ora possiamo dire che la foto, scattata dal CENSIS, ci presenta un’Italia a colori, non sfocata o grigia come, purtroppo, è avvenuto nell’ultimo decennio.

Basta questa foto di gruppo a rassicurarci che tutto vada bene? No di certo, ma quanto meno possiamo affermare che, guardando a fondo i vari fenomeni che maggiormente interessano la cosa pubblica (perché questo è il nocciolo delle tematiche analizzate), il Paese ha una consistenza assai migliore di quanto la cronaca quotidiana ci rappresenti.  

La novità del Rapporto di quest’anno possiamo sintetizzarla così: l’Italia non è quella della cronaca mass mediatica giornaliera.

L’Italia è un’altra, fortunatamente migliore, più sana, più determinata.

Non spendacciona come qualche opinionista straniero talora giudica, un’Italia che non vive affatto al di sopra delle proprie possibilità. Un dato sintetizza questa situazione: analizzando il rapporto tra redditi delle famiglie e il loro indebitamento, mentre nella zona euro tale rapporto sfiora il 95%, in Italia non raggiunge il 62%! Quindi siamo un Paese che non solo sa produrre reddito, ma lo sa anche ben conservare.  

Tuttavia, se questa è una nota alquanto positiva, il CENSIS non si stanca di lanciare un altro richiamo: attenzione, perché i meriti vanno attribuiti a due soggetti che fanno poca notizia, quasi mai al centro dell’attenzione pubblica.

Se l’Italia cammina, ciò va ascritto a merito esclusivo delle famiglie e delle imprese.

Le istituzioni, malauguratamente, sono assenti o, comunque, non danno quel supporto che è indispensabile affinché tutto il Paese si consolidi.

Dove vanno i risparmi degli Italiani? Rispondendo a questa domanda, il CENSIS ci aiuta a capire come siano cambiate, e in maniera decisiva, le nostre abitudini.

Le voci che maggiormente attirano i risparmi sono, possiamo dire, voci effimere, di poca durata e di scarsa consistenza: viaggi e smartphone. Nemmeno quando le cose andavano male, gli Italiani hanno voluto rinunciare a viaggiare e ad acquistare gli ultimi ritrovati della tecnologia comunicativa. Perché?

Perché sono radicalmente cambiati i valori cui gli Italiani si riferiscono.

Muoversi in un mondo in cui gli spazi si sono ristretti e i costi abbattuti, e essere presenti nei social media: queste le priorità a cui si richiamano gli Italiani.  E la casa di proprietà, il lavoro inteso come posto fisso o il formare una famiglia? Non sono scomparsi, ma hanno perso numerose posizioni.  

Come è potuto avvenire un cambiamento così radicale, per di più in tempi non certamente floridi?

Usando una locuzione giuridica, possiamo rispondere così: per il combinato disposto di una serie di mutamenti sotterranei, frutto del nostro modello di sviluppo, uno sviluppo che si è allargato in quantità ma non in qualità, e soprattutto che non ha saputo coniugare massa con eccellenza e neppure distribuzione e merito.

Il richiamo che il CENSIS anche quest’anno lancia alto suona così: l’Italia è un paese che ha perso la consapevolezza del merito, per cui si è ridotta la molla che, invece, ha costituito il vero propulsore della crescita dei decenni scorsi.

E' venuto meno l’ascensore sociale.

Soprattutto le coorti giovani sperimentano che è difficile migliorare la posizione di partenza, confidando solo sulle proprie forze e qualità. Deve intervenire qualche altro fattore che, naturalmente, agisce come elemento altamente inquinante nella vita sociale.  

Come hanno potuto, poi,  segnare un importante passo in avanti le nostre imprese, consapevoli di doversi arrangiare con le sole proprie forze?

Grazie allo scenario internazionale, che ha messo a segno dei risultati decisamente positivi.

Due, in particolare: il PIL mondiale ha recuperato tutto ciò che aveva perso negli anni peggiori della crisi recente; e, soprattutto, molti Paesi stanno comparendo nella scena internazionale come veri e importanti attori. Conseguentemente ci sono parecchi milioni di persone che si sono affacciate nei mercati come fonti di domanda, generando una forte espansione sia all’interno degli stessi paesi, sia nel mercato globale.

Le imprese italiane, soprattutto quelle di medie e grandi dimensioni, hanno saputo esserci in questo nuovo scenario.

Pertanto, se anche il nostro PIL ha avuto un balzo in avanti, che negli ultimi lustri non conoscevamo, ciò è dipeso unicamente dall’export.

Segnali da cogliere. In questa rappresentazione della situazione nazionale e globale, il CENSIS indica con forza e chiarezza alcune criticità tipicamente nostrane. In primis la dimensione troppo piccola delle nostre imprese, che non possono, con le sole proprie forze (come continuamente mettono in risalto gli Autori del Rapporto) reggere il confronto mondiale con i colossi della produzione e della distribuzione.

In secondo luogo, poi, vi è un nodo di problematiche sulle quali è urgente una presa di coscienza soprattutto da parte delle Istituzioni ed una conseguente azione da attuare:

  1. aumentare la capacità innovativa di tutte le imprese, comprese quelle di maggiori dimensioni:
  2. accrescere la produttività di tutte le imprese;
  3. valorizzare il territorio, sia fisico che edilizio e artistico;
  4. provvedere a sanare il divario intergenerazionale: nel 2008 tra una famiglia di 55 – 64 anni e quella di 35 anni il divario di reddito era di 10 punti, ora è di 25.

A ben vedere, ce n’è per tutti, consapevoli che solo la conoscenza genera benessere.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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