• 08 febbraio 2018

Robot o Cobot?

Filosofia in azienda

Che sia un errore di scrittura, una « C » al posto di una « R » ? Robot o Cobot?

E se fosse solo questione di moda, una delle infinite mode mordi e fuggi, cui siamo abituati in tempi di informazione super accelerata?

Invece no: i Cobot esistono e come! Puoi fartene un'idea a questo link.

Le questioni, a mio modesto avviso, sono dure.

  • Il progresso tecnologico cammina, anzi vola. E chi non si adegua resta terribilmente indietro, svantaggiato e deve accontentarsi delle briciole, come lunghissima storia ci insegna. Ma ci vogliono coraggio e, soprattutto – cosa che da noi stenta a farsi strada – collaborazione tra mondo delle imprese e mondo dell’università. Il caso danese, descritto nell'articolo, è illuminante; è una delle best practices che fanno scuola e che attendono solo di essere emulate. 
  • I Cobot, come i loro parenti Robot, portano via posti di lavoro? Al lettore l’ardua sentenza, come diceva, parafrasandolo, il grande Alessandro Manzoni.

Io mi limito a ricordare che questa diatriba, tra la tecnologia rubalavoro e i difensori del posto di lavoro, è sorta in Inghilterra nel lontanissimo 1779, quando un giovane, Ned Ludd, spaccò il telaio della fabbrica in cui lavorava e si guadagnava il pane, perché il telaio meccanico, introdotto dal suo padrone, faceva le stesse cose che faceva lui. Risultato?

Il progresso tecnologico non si è fermato.

Nemmeno davanti alle morti più numerose. E a quella che un tempo si chiamava “forza lavoro” non è rimasta che una sola scelta: aumentare il proprio know how, consci del fatto che – lo diceva ancora il filosofo inglese Francis Bacon alla fine del XVI secolo – “il sapere è potere”.

Non una testa piena, ma una testa ben fatta: questa la strada da percorrere, magari assieme!

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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