• 30 marzo 2017

Si riparte: la curva di Beveridge

Filosofia in azienda Formazione

Mi viene in mente il film di Ermanno Olmi, Torneranno i Prati (2014), che fa capire come, nonostante la guerra (era la Prima Guerra Mondiale, "inutile flagello" - secondo l‘espressione dell’allora pontefice Benedetto XV) i prati torneranno comunque a fiorire. O, se preferite, mi viene in mente che, nonostante i terremoti e i maremoti, il sole, puntuale ogni mattina, riprende sempre a brillare anche sulle rovine.

Anche in questo 2017, ci ritroviamo con problemi vecchi e – vorrei proprio sbagliarmi – con qualcuno di nuovo che non mancherà di farci visita. Tra i vecchi, quello che costituisce un vero rompicapo per molti è la cosiddetta curva di Beveridge.

Ma che cos'è questa curva di Beveridge?

Immaginate un grafico con due linee: una segna l’andamento della disoccupazione e l’altra l’andamento dei posti di lavoro vuoti. Strano!

Sì, davvero strano, ma, ahimè, verissimo! In Italia (vale anche altrove, ma io preferisco prima di tutto lavare i panni sporchi che sono a casa mia) assistiamo a questo mistero del mercato del lavoro: cresce la disoccupazione (soprattutto quella giovanile), ma crescono anche i posti di lavoro che nessuno occupa. Dunque, una forbice grande che si dilata sempre di più.

Tralascio qui le analisi degli specialisti sulle cause di questo fenomeno, perché mi interessa passare subito all’indicazione di una soluzione, anzi “della” soluzione: la cultura.

È dimostrato con abbondanza di prove e fatti che, dove aumenta la cultura delle persone, lì aumenta l’occupazione, cioè si creano possibilità di lavoro.

Di quale cultura si parla? Siamo chiari e onesti: di quella cultura che inizia con la scolarizzazione.

Vanno benissimo anche altre forme di cultura, come, ad esempio, la cultura che si impara in azienda o quella che ciascuno può formarsi personalmente in mille modi: leggendo, usando software mirati, partecipando a convegni e fiere, eccetera.

Ma la strada maestra per avere una cultura solida è e rimane ancora quella che passa attraverso i banchi di scuola. Da sempre, da quando l’umanità ha deciso di lasciare traccia di sé sulle strade della Terra.

Se così stanno le cose, per una persona di una certa età la partita è chiusa? Niente affatto!

Ognuno ha la possibilità di fare “automantenimento”, dandosi una regola di vita, anzi uno stile di vita, per cui si riserva ogni giorno – ripeto, ogni santo giorno – un tempo e uno spazio per alimentare l’olio della sua lampada.

Non dimenticare! Leggere è come avere davanti a te, e tutta per te, l’esperienza di una persona che, nelle pagine del libro che hai in mano, ha condensato e riassunto tutta la sua vita, o, almeno, la sua vita fino a quel momento.

Allora, per i giorni avvenire che il Cielo ti dona, impegnati a ritagliarti un’oasi per te ogni giorno.

Si può? Chi lo fa, normalmente sta bene, anzi benissimo! 

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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