• 04 maggio 2017

Testimonianza - Gianni Cremasco di NewBio

Impresa Testimonianze

Chi sono.Uno che si è reinventato, prima come persona e poi come  imprenditore”. Dalla tipografia, tradizionale e digitale, alla biorisonanza.  Il tutto collegato da che cosa? “Principalmente da un profondo riesame di me stesso e poi da un’attenta analisi del mercato di settore”.

La storia di Gianni Cremasco è da manuale. Un imprenditore che, dopo la consueta gavetta nella tipografia di famiglia, decide di mettersi in proprio, allargando sempre più la struttura produttiva e la clientela. Da un magazzino di 300 mq ad un capannone di oltre 2.600 mq, con una crescita dei collaboratori che dagli iniziali 6 giunge a 80.

Clientela che si espandeva, soprattutto per qualità, tipologia e bisogni, perché Gianni sa inventare anche la tecnologia che, non presente nel mercato, può soddisfare al meglio le domande, spesso esigenti, dei propri clienti. Dalla meccanica al software: nulla viene lasciato intentato. “In quegli anni, dalla fine dei Settanta in poi, ero tutto preso dal continuo perfezionamento delle mie modalità di lavorazione: acquisivo sempre nuove conoscenze tecniche, che traducevo anche in processi produttivi innovativi per comprimere al massimo i tempi di risposta alle domande dei clienti, alcuni dei quali erano case di alta moda e griffe famose”. 

Frequentazione di fiere internazionali, continua informazione sulle  ultime novità del settore, investimenti anche consistenti ma, soprattutto, attenzione ai segnali che i mercati mandavano, spesso in modo scarsamente decifrabile. Finché non arrivano alcuni fattori decisivi e inarrestabili. 

Passaggi critici.Si tratta di due tipi diversi di criticità: di mercato e personali”. Il mercato aveva oramai (siamo alla fine del Secolo) deciso la morte della carta nel settore tipografico. “Sembrerà strano, afferma Gianni, ma fu ed è ancora proprio così: Gutenberg fu messo in soffitta”, perché l’antica arte tipografica non serviva più alla carta. Non era più necessario stampare per soddisfare i bisogni della clientela, soprattutto di quella della moda, che rappresentava il core business per Gianni Cremasco.

Con l’avvento della versione 2 dell’IPad non serviva assolutamente più stampare quella marea di schede cartacee che prima erano indispensabili per sostenere una sfilata di moda”. Quindi bisognava pensare ad altro. Inoltre, Gianni aveva capito che la rincorsa, che nei decenni precedenti lui aveva sempre effettuato, spesso con grande successo, di anticipare i bisogni della clientela attraverso investimenti consistenti in tecnologia, era oramai terminata, se non addirittura pericolosa.

Tutto ciò lo porta ad una riflessione, che necessariamente verte sulla domanda di fondo: “chi sono io come persona, prima ancora che come imprenditore?” La risposta non si fa attendere: “Finora che cosa ho cercato attraverso la mia frenetica attività imprenditoriale? Volevo stare bene; ma ci sono riuscito?” A questo punto Gianni decide di prendere la sua vita interamente nelle sue mani, “perché - afferma - mi ero reso conto che giravo e giravo ma più per inseguire i bisogni degli altri piuttosto che per cercare di star bene io stesso”. 

I principi ispiratori. A questo punto emergono i punti di riferimento che orientano l’operato. “Mi era sempre interessato fare qualcosa per gli altri e, fino ad allora, pensavo che ciò potesse avvenire attraverso il lavoro di tipografo, che in fondo era la tradizione di famiglia”. Però le continue emergenze gli avevano fatto smarrire la bussola di se stesso: “Ero proteso verso l’esterno e trascuravo me stesso”.

In quale modo, allora, realizzare, finalmente, il suo sogno? “Ho pensato di mettere a disposizione degli altri tutta la competenza che avevo acquisito e maturato nei decenni di lavoro come imprenditore tipografo”. Pertanto trasmette a nuovi colleghi il suo know how e, nel frattempo, studia. Che cosa? “Ero alla ricerca di un settore che potesse coniugare la mia propensione verso gli altri con il bisogno di avere io in mano ogni giorno il timone della mia vita”. 

A questo punto interviene un aspetto che non era mai venuto meno  nella precedente attività: l’abitudine a farsi un esame di coscienza, una sorta di check up. “E così sono giunto alla domanda per me decisiva: quali errori ho fatto? A che cosa sono dovuti?” La risposta non si fa attendere a lungo: Gianni scopre di avere, nonostante il suo innegabile e continuativo impegno, una carenza formativa, non di tipo tecnico, bensì di tipo personale. “Se il mercato mi era divenuto irriconoscibile, tanti e tali erano stati i cambiamenti intervenuti in tempi così rapidi, dovevo io recuperare me stesso”.

In quale modo? “Mettendomi alla finestra di me stesso”, cioè imparare a guardarsi dall’esterno, come se si trattasse di altri, arte difficile soprattutto perché, se ben condotta, è impietosa ma veritiera. 

Io in AdHoc Consilia. A questo punto avviene l’incontro che è stato  propizio per la situazione sia personale che imprenditoriale di Gianni: l’incontro con il fondatore di AdHoc. “In due direzioni mi è stato utilissimo il rapporto con AdHoc: innanzi tutto perché mi ha condotto a riflettere sul mio percorso precedente; in secondo luogo perché mi ha aperto gli occhi sulla situazione attuale del mercato”.

La metodologia è stata unica, effettuata in due tempi: “prima di tutto prendere coscienza che ero io il problema, non il mercato; poi imparare a guardarmi dall’esterno”, per acquisire quella lucidità che è data dal saper porsi a distanza rispetto alle situazioni. “Di qui è iniziata la mia nuova strada, oltre che la mia nuova vita”.

Formazione sistematica, immersione in letture mirate su personaggi che avevano affrontato analoghi passaggi e, non da ultimo, la frequentazione sistematica di persone che avevano condiviso un simile approccio alla vita e al fare impresa. “Tutto questo l’ho trovato e continuo a trovarlo in AdHoc, una famiglia di persone che cercano il risultato, anche economico, per una strada veramente nuova: dare agli altri prima di pretendere dagli altri”. 

Che cosa faccio ora. Il settore della biorisonanza è una disciplina  ancora poco conosciuta e meno ancora utilizzata in Italia; invece lo è assai di più in Germania, Francia, Austria, Belgio, in Nord America e in Giappone. “Quindi, afferma Gianni, mi sono inoltrato in un sentiero poco esplorato, che però mi ha dischiuso un orizzonte immenso e accattivante”.

Perché con la biorisonanza Gianni può finalmente coniugare la sua sete di conoscenze sempre nuove con il bisogno innato di dare agli altri. “Qui, anche attraverso quel cammino di introspezione cui mi ha condotto il mio incontro con AdHoc, posso effettivamente tenere in mano la barra della mia vita, ma dedicandomi interamente agli altri”. In quale modo? “La biorisonanza è un sistema scientifico che, senza alcuna forma di invasività, porta le persone a stare bene con se stesse in modo olistico”.

Questa, infatti, è la parola chiave del lavoro che Gianni ha intrapreso da oltre un anno: aiutare le persone non settorialmente, cosa che generalmente provoca scompensi da qualche altra parte, ma nell’interezza del loro essere, appunto in forma olistica, integrale e soprattutto armonica.

Una strada non solo altruistica, ma anche imprenditoriale, “perché  - afferma Gianni - sto formando molte altre persone a inoltrarsi in questo settore”, che dischiude prospettive lavorative assai interessanti. 

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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