Lavoro: il punto della situazione.
Puntuale torna anche quest’anno il Rapporto di Fondazione Nord Est, che mette a confronto domanda e offerta di lavoro. E che cosa ci ripete? Assai di più della solita e ben nota constatazione che in questo triangolo di Italia si cresce molto di più che nel resto del Belpaese. Assieme a Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige ci sono Lombardia e Emilia Romagna. Da sole queste cinque regioni hanno trainato la ripresa, o ripresina, di tutta l’Italia e, se considerate senza le altre regioni, raggiungono i livelli occupazionali e reddituali della Baviera o della Svezia. Per meglio capire il complesso sistema nordestino e alcune delle sue luci e ombre, è bene leggere l’articolo a questo link.
Ma la cosa, che più lascia sbalorditi e che deve essere finalmente presa sul serio non solo dagli amministratori pubblici, ma anche dai capitani di impresa, è l’annosa questione della scarsa preparazione culturale media dei titolari delle nostre imprese e dei lavoratori all’interno delle nostre imprese.
Personalmente non mi consola il fatto che, quasi solitario e comunque voce fuori dal coro, dal lontano 1982 sto ripetendo, in tutte le salse, che il vero tallone d’Achille del sistema imprenditoriale nordestino (ma vale anche per l’Italia intera) è esattamente questo:
Ma tutto ciò ha un contraltare.
Un'inadeguata preparazione scolastica media sia degli imprenditori come dei lavoratori.
A tale riguardo osservo tre cose:
Sento già la risposta che qualcuno è pronto a darmi: come fai a dire che mancano diplomati e laureati, se per strada ci sono tanti avvocati, commercialisti, per non parlare di psicologi, sociologi, filosofi, laureati in greco e latino, eccetera?
Ecco l’altra anomalia tutta e solo italiana.
Mentre nel nostro Belpaese un laureato in latino e greco può solo attendere di trovare un posto nel settore pubblico, ovviamente in qualche aula scolastica, in altri Stati costui può benissimo essere richiesto in qualche azienda o addirittura fondare un’azienda o dirigerla. Un esempio fin troppo lampante: Sergio Marchionne non era ingegnere, ma filosofo! O, per restare in casa nostra, Carlo Azeglio Ciampi aveva una onoratissima laurea in Lettere classiche!
Il problema non è il titolo, quasi fosse un marchio indelebile che condanna una persona a fare solo le cose che da sempre si sono fatte. La laurea o il diploma sono un lasciapassare che, se ben gestito (e questa è un’altra faccenda da coltivare seriamente fin dai banchi di scuola media!), apre molte porte nel mondo del lavoro.
Ma le porte devono essere aperte in due: da parte del portatore del titolo, il quale deve avere occhi e mente ben aperti e una disponibilità ampia a rimboccarsi le maniche; ma anche da parte del titolare dell’impresa, il quale deve fare due passi avanti rispetto al ben noto, ed ora non più utile, “trovare la persona giusta per il posto giusto”.
Domanda: è meglio adattare la persona al posto o il posto alla persona?
Chi segue la seconda strada – l’esperienza e i dati lo dimostrano – normalmente viaggia più spedito.
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