• 28 gennaio 2016

Un imprenditore fuori posto

Dall'impresa di famiglia al pianoforte a coda, da un gruppo di poche persone che producono sacchetti di carta al mondo senza confini del virtuale, dalla stabilità del capannone al brivido di una piattaforma sospesa sopra il Canal Grande: un fantasma che si aggira come l'Audi gialla delle cronache recenti? Niente affatto.
 
Si tratta di un imprenditore purosangue, padovano, quarantenne. Imprenditore anche mentre suona il pianoforte a coda, che porta e fa vibrare in mezzo alle acque come sulle vette innevate delle Dolomiti. Non un solista stravagante, bizzarro e bohemien: ha una famiglia e rimane pur sempre un uomo di impresa, anche quando combina meravigliosamente Beethoven e jazz, suonando per una giornata intera in mezzo alla gente, che intanto percorre le strade di Padova e attende l'autobus, o tra i turisti di Venezia, sognando la Senna e il Tamigi. E tra un'improvvisazione e l'altra trova il tempo di parlare con la gente, che poi corre a comperare i suoi CD, oramai numerosi, riconoscendogli un meritato successo, tanto che anche il sindaco di Venezia lo ha ingaggiato per aprire il Carnevale in corso, dall'alto di una gru sulle acque della Serenissima.
 
Sto parlando di Paolo Zanarella, di cui il web è pieno di notizie, oltre che di brani musicali: basta digitare il suo nome e cognome e compare una vetrina amplissima che mostra i tratti artistici assieme al volto imprenditoriale di questo innovatore eccezionale, autodidatta e continuamente alla ricerca di spunti, attraverso uno studio appassionato dei grandi del passato.
Niente diploma al conservatorio, perché è entrato giovane nell'impresa di famiglia. E per uno che dalla musica vuole ricavare anche il pane quotidiano, questo, della mancanza di un titolo accademico, è certamente un handicap. Ma non per Paolo, che qualche anno fa convince un teatro a fargli fare un concerto: un successone, tanto da fare, pochi giorni dopo, il bis. Stavolta un fiasco madornale: solo 70 presenze in sala. Vietato scoraggiarsi! Paolo ha un'intuizione, di quelle che fanno scuola non solo agli artisti, ma, come potrete presto capire, soprattutto ai capitani di impresa.
 
Perché la gente dovrebbe spostarsi dai luoghi abituali di vita per andare a chiudersi in un teatro? In fondo la gente normale passa le giornate andando a fare la spesa, a prendere i mezzi di trasposto, a passeggiare per le calli di una città, a trascorrere le vacanze nei monti, anche a fare la fila davanti agli uffici.
E allora Paolo decide di suonare per questa gente esattamente nei luoghi abituali di questa gente. Quindi decide di fare concerti per strada. Con un pianoforte? Mai visto prima, perché un conto è mettersi in un angolo delle piazze con un violino o un sax, un altro conto è portarvi un pianoforte a coda e muoversi con questo, assecondando la folla.
 
Ecco, allora, l'imprenditore, che all'idea geniale unisce anche il saper fare: acquista un furgone, di quelli che si usano per il trasporto di medicinali con le pareti coibentate; chiama attorno a sé un ingegnere che gli progetta una piattaforma in modo da caricare e scaricare il pianoforte in ogni tipo di terreno, marciapiedi, gradini; si fa aiutare da qualche artigiano a realizzare il "suo" mezzo di trasporto, fino all'idea, sbalorditiva, di una gru che sostiene una piattaforma, sulla quale, sospeso sopra le acque, il nostro Paolo interpreta e compone. Proprio così: lui soprattutto è un compositore, che si esprime con le note, che gli escono dalle dita come il flusso di una marea inarrestabile.
 
Tutto è iniziato da quando, circa cinque anni fa, ha capito che si può cambiare vita, anche radicalmente, tanto radicalmente da non trovare nemmeno lui un "brand" che lo connoti, se non il fatto di essere un pianista "fuori posto". Ma, sotto sotto, questo pianista sa di poggiare su di una piattaforma formidabile: la sua anima imprenditoriale sintonizzata sulle note del cambiamento.
 

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

 

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