Compie quest’anno la bella età di 85 anni, il PIL.
Creatura di Simon Kuznets, economista bielorusso americano, premio Nobel nel 1971, che lo inventò per misurare la ricchezza di un Paese. Ricordiamo che nel 1934 gli USA stavano uscendo dalla terribile crisi del ’29 con il piano che il presidente Roosevelt aveva messo a punto – il famoso New Deal - e quindi serviva uno strumento che mostrasse come andavano le cose dal punto di vista economico.
Da qui, però, a dire che lo strumento fosse perfetto, ne correva già allora e ne corre, a maggior ragione, ai giorni nostri. Una prova?
Il celebre discorso che il 18 marzo 1968 Robert Kennedy, candidato alla presidenza degli USA e fratello di John Fitzgerald Kennedy, tenne in una università, tre mesi prima di finire egli stesso sotto i colpi di un’arma da fuoco, esattamente come era successo al fratello. Quello è stato un discorso che ha veramente toccato le corde del cuore degli americani e che conserva tutt’oggi la sua validità. Lo si può rileggere in molti articoli, blog e siti, come a questo link.
Ma ecco un passaggio chiave: “Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato all’eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni”.
Oppure: “Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari (nel 1968, ndr), ma quel Pil – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana”.
In sostanza, c'è una domanda che ciascuno di noi deve farsi (a cui le autorità pubbliche devono aiutarci a dare una risposta).
Che cosa vogliamo raggiungere con la nostra economia?
Per quale scopo ci affanniamo ogni giorno? Se restiamo ai puri numeri, a quella specie di contabilità generale che sembra essere la sola guida dei comportamenti pubblici e privati, la risposta diventa ovvia: per la crescita e lo sviluppo.
Sì, ma sviluppo verso che cosa? Abbiamo, come persone e come Paese, una meta a cui tutti vogliamo, possiamo e dobbiamo tendere? Se così non è, siamo come in una quadriga dove ogni cavallo tira dove vuole.
Queste, e altre, considerazioni accompagnano AdHoc nell’anno da poco iniziato, dal momento che è stato scelto e condiviso di improntare tutto l’operato dei membri di AdHoc all’insegna della comunità, che è qualcosa di assai più elevato, nobile ma anche complesso e sfidante, rispetto a una semplice rete.
Come dice Robert Kennedy nella frase sopra citata, la comunità e l’eccellenza delle persone sono i due pilastri su cui costruire il nostro “New Deal”, il nostro nuovo programma.
A distanza esatta di 50 anni, fanno eco alle suggestive idee del giovane candidato alla presidenza degli USA le analisi che l’ultimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, redatto dal CENSIS, ci ha da poco consegnato. Per farsi un’idea della vastità e utilità delle considerazioni, che devono essere una guida importante per le scelte strategiche delle nostre imprese, è sufficiente andare a questo link. Tra tutte le indicazioni proposte, supportate da adeguate analisi, ne scelgo una che riveste il valore di una stella polare.
Per ripartire, occorre ridare valore alla dimensione sociale dello sviluppo.
È un binario sul quale si sono posti tutti i migliori capitani di impresa, a partire dagli ultimi due secoli.
Come viatico per l’anno in corso, mi piace riportare la conclusione del discorso di Robert Kennedy: “Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese”.
E, per finire, la solenne dichiarazione: “ Il Pil misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.
Del resto, lo stesso inventore del Pil avvertì: “Il Pil misura l’economia, ma non è in grado di quantificare il benessere e la felicità”.
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