• 06 settembre 2018

Focalizzare: in mezzo la Turbine

Testimonianze

"Se non sai in quale porto dirigerti, nessun vento è buono", diceva il saggio latino Seneca.

L’ho imparato a mie spese in anni di vita vissuta intensamente, dedicandomi al lavoro con tutte le mie energie, con entusiasmo, con la voglia di fare sempre meglio. Ma non è bastato. Alla fine, dopo decenni di vita trascorsa nel marasma delle cose da fare, ho provato un senso di vuoto o, meglio ancora, un senso di incompiutezza. 

Mi sentivo come se qualcosa mi mancasse, come se, nonostante mi impegnassi al massimo, non avessi ancora dato tutto quello che avevo dentro, tutto il meglio di me. Mi pareva che dovessi ancora fare qualcosa, non so bene se per me o per gli altri. E questo mi procurava un’insoddisfazione interiore che niente riusciva a colmare. Fino al momento in cui, attraverso un impercettibile lavorio interiore, ho capito che stavo andando un po’ a vuoto. 

Ero come un motore che girava e girava, ma in folle. Frustrato dal rimanere sempre nella stessa posizione, all'improvviso ho aperto gli occhi. E' stato come un rientrare in me stesso, avere finalmente la netta consapevolezza che stavo vagando senza una precisa meta. 

Ecco, proprio di questo si è trattato: non avevo una meta ben definita, chiara davanti a me. Eppure mi pareva che gli innumerevoli impegni derivanti dall’azienda (la gestione degli ordini, dei clienti, dei collaboratori e delle incessanti emergenze quotidiane) mi riempissero le giornate, eppure - nel profondo di me - non era così. 

Nonostante facessi il pieno di cose da fare, dentro di me c’era il vuoto. 

Quando, ad un certo punto, quel qualcosa è scattato in me come una molla, mi è subito sembrato evidente che non potevo continuare in quello stato. Il vuoto e il senso di incompiutezza si facevano sempre più impellenti fino al punto di farmi porre la domanda: ma perché e per chi sto dandomi da fare come un forsennato? È questo il momento che vorrei tanto condividere con gli altri, in primis con gli imprenditori di AdHoc Consilia. 

Ho capito, dopo qualche mese di lavoro con me stesso, che mi mancava una direzione, cioè una meta precisa verso cui dirigere le mie azioni e soprattutto la mia vita. E quando ti manca la direzione, provi, almeno così è successo a me, un senso terribile di incompiutezza. Non sai mai se quello che hai fatto sia proprio quello che andava fatto, nel modo preciso in cui andava fatto. In quei momenti ti assalgono mille dubbi sui minimi dettagli e allora ti accorgi che ti manca proprio la direzione, il traguardo, il porto di cui parlava Seneca. 

Ad esempio, nei rapporti con i tuoi collaboratori le cose vanno di male in peggio se non sai essere tu stesso una guida per loro. 

Ma come puoi guidare gli altri se tu per primo ti sei perso? 

Un po' come recitava Snoopy: "Non seguitemi: mi sono perso anch’io!" E allora mi veniva in mente tutto il mio ruolo di leader e vedevo con lucidità le pecche della mia condotta da imprenditore che innanzitutto deve essere un condottiero di persone. E mi domandavo: come posso guidare le persone se non le conosco? Ma non basta: come posso pretendere di conoscere le persone, anche quelle che con me sono da più tempo, se innanzi tutto non conosco me stesso? Ecco, allora farsi chiara la mia prima e irrinunciabile meta: dovevo dedicare le mie migliori energie a conoscere me stesso. E così, direi a rotta di collo, mi sono buttato su studi e letture che mi avviassero su questa strada. Libri di psicologia, di neuroscienze, di comunicazione, di fisica quantistica e ho intravisto un mirabile mondo che si spalancava davanti a me. Temi e scenari che mai prima avrei immaginato e dei quali ora non posso fare a meno.  

La mia vera meta era, e continua ad essere, la conoscenza di me stesso. 

Lo scopo finale è essere ben attrezzato per pormi come compagno di strada di quanti abbiano il desiderio di condividere questo mio percorso di crescita, condivisione e benessere. 

Vedo continuamente, anche da molti riscontri che in questi dieci anni ho avuto, che con questa direzione ben chiara davanti a me, si aggiustano, pian piano, anche tutte le altre cose che solitamente assillano l’imprenditore. Una per tutte: il disbrigo delle emergenze quotidiane. Credo sia esperienza condivisa da molti il fatto che, alzando la serranda della nostra azienda, ci domandiamo: oggi che cosa di nuovo ci arriva dagli uffici pubblici o dai clienti e fornitori? E così si intasano le nostre agende, a tal punto che non ci risulta chiaro a che cosa dare la priorità. E quindi confondiamo ciò che è urgente con ciò che è necessario; ovvero scambiamo lucciole con lanterne. Mentre, con una direzione ben chiara davanti agli occhi, questo marasma non succede. 

E si vive meglio! 

Tutti noi siamo alla ricerca della felicità, che, però, spesso facciamo dipendere dalle cose o dalle circostanze. Io, invece, sono convinto che la felicità dipende dal nostro focus, cioè dalla direzione verso cui ci incamminiamo quotidianamente. 

In fondo in fondo, la nostra meta coincide con il nostro più bel sogno. Ma ogni bel sogno è esigente: domanda lotta per essere realizzato.

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Giordano Agrizzi - Presidente AdHoc - website - linkedin

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